«Riforma o ricatto plebiscitario?»
Dibattito sul referendum promosso dall’Anpi con Violante e Pasquino
Una «riforma che porta stabilità» o un «ricatto plebiscitario»? Luciano Violante e Gianfranco Pasquino si sono confrontati ieri a palazzo Europa in un incontro promosso dall’Anpi.
Il tema centrale è il referendum costituzionale del 4 dicembre. Tanti i punti sottoposti ai due ospiti da Enrico Grazioli, direttore della Gazzetta di Modena. La prima questione è una traccia aperta per motivare la scelta.
«Il problema è mettere regole che portino stabilità - ha esordito il politico - perché al momento non c’è. Si supera il bicameralismo paritario, il governo non potrà più abusare dei decreti leggi, cambia il rapporto tra Stato e Regioni».
«Nel sistema politico italiano - ha ribattuto lo studioso - i primi ministri e le coalizioni non sono instabili. Siamo l’ottava potenza industriale: perché dirigere gli elementi d’insoddisfazione verso la Costituzione? L’80% delle leggi è di origine governativa. Il Senato non è mai stato d’inciampo. Il bicameralismo paritario va superato, ma non peggiorando l’esistente».
Si rischia una svolta autoritaria? «L’accentuazione autoritaria c’è oggi - ha ripreso Violante - con i decreti legge, i maxiemendamenti e la fiducia. A volte anche il presidente del Consiglio fa ricorso al populismo dall’alto».
«Quando ho scritto “ricatto plebiscitario” mi sono beccato una telefonata da Giorgio Napolitano - ha sostenuto Pasquino - poi lui stesso ha detto che “forse c’è stato un eccesso di personalizzazione politica”. C’è stata una pulsione autoritaria, come quando il presidente del Consiglio non ferma i leopoldini che dicono “fuori, fuori” a rappresentanti del partito».
Cosa accadrà il 5 dicembre?
«Il futuro non m’interessa», ha ribadito il politico. «Abbiamo già proposte per fare riforme diverse», ha aggiunto il politologo. Entrambi sono preoccupati per l’elezione di Donald Trump a presidente Usa. (g.f.)
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