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Ciak, si gira “La Traviata” al Comunale Violetta è in un set cinematografico

di Maria Vittoria Melchioni
Ciak, si gira “La Traviata” al Comunale Violetta è in un set cinematografico

Una Traviata non convenzionale, se non altro nell'analisi psicologica dei personaggi, è quella che vederemo oggi alle 20 e domenica alle 15.30 sul palco del Teatro Pavarotti. L'ambientazione parigina...

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Una Traviata non convenzionale, se non altro nell'analisi psicologica dei personaggi, è quella che vederemo oggi alle 20 e domenica alle 15.30 sul palco del Teatro Pavarotti.

L'ambientazione parigina resta la stessa della versione originale, tutti i costumi indossati da Violetta e un costume indossato da Flora sono stati creati in esclusiva da Miu Miu.

«La mia non è una Violetta ottocentesca, ma il suo guardaroba, fatto di abiti che vestono il suo stato d'animo, lo è - racconta la regista Alice Rohrwacher - Lo ha creato Miu Miu, brand con il quale ho collaborato in passato con la realizzazione del cortometraggio "De Djess". La metamorfosi di cui è protagonista Violetta è percettibile anche dalla stratificazione di questo abito che cambia con il dipanarsi della storia, così come capita alla scenografia. L'ambientazione è quella di un set cinematografico dall'allure felliniana, il coro interpreta le maestranze che lavorano, con tanto di camici e non hanno nulla di ottocentesco. Fedele all'originale biografia di Alphonsine Plessis, alla quale Dumas si ispirò per "La signora delle camelie" cui Verdi s'ispirò a sua volta per La Traviata, resta la purezza e la quasi ingenuità della ragazza di campagna, che trova la sua fortuna "in quel popoloso deserto che appellano Parigi", come dice il libretto, e poi fugge dalla città per amore».

«Sono andata in cerca di una frase che riflettesse Violetta e l'ho trovata in "è strano": la pronuncia nei tre atti e sempre in momenti-chiave, fino a dirla morendo. La stranezza è uno stato dell'adolescenza, quando si cambia senza capire cosa ci accade» ha spiegato Rohrwacher il giorno della prima.

«In questo spettacolo - continua la regista - sono partita dalle ultime parole del bel lavoro di Lella Costa su Traviata: Violetta è una bellissima bambina. È la storia di una ragazza che si imbatte in un avvenire smisurato e difficile da sostenere, che la eleva su tutti ma la travolge. Racconto semplice e umano, che scandaglia l'anima di un personaggio piuttosto che narrare un'avventura. L'opera è ambientata inizialmente in un set cinematografico: è un set dell'anima di Violetta, è una grande valle desolata ricoperta da un tappeto chiaro: interno ed esterno non sono più divisibili, si uniscono, si confondono. Siamo quindi in un luogo astratto. Per me era impensabile collocare l'opera in una epoca storica precisa e riconoscibile. Solo Violetta vive e vivrà nel suo mondo, con il suo costume ottocentesco, di cui - pian piano - si libererà. Abbiamo pensato anche di inserire alcune proiezioni video: le prime che riprodurranno le scene che verranno riprese sul set, le seconde più intime e familiari».

«Ho studiato a fondo il personaggio di Violetta partendo da Alphonsine realmente esistita e morta giovanissima - aggiunge la regista - Una meteora che ispirò la Marguerite Gautier protagonista de La signora delle Camelie, romanzo scritto da Alexandre Dumas figlio, che ne realizzò anche un dramma teatrale. Giuseppe Verdi vi assistette durante il suo soggiorno a Parigi e decise che quello sarebbe stato il soggetto dell'opera che avrebbe debuttato alla Fenice di Venezia. Dalla vita vera, al romanzo, al dramma teatrale, all'opera abbiamo compiuto questa strada a ritroso».

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