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Disboscamento abusivo: il processo si... impantana

Disboscamento abusivo: il processo si... impantana

Serramazzoni. Segarono 500 quintali di querce protette con una strada abusiva Tre imputati, ma l’avvocato manda i certificati di malattia e scattano nuovi rinvii

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SERRAMAZZONI. Discussione e sentenza rinviate due volte per l’assenza dell’avvocato degli imputati. È l’infrequente risvolto giudiziario di una vicenda che ha fatto discutere a Serra: il taglio nel 2013 di 500 quintali di legna di quercia nel bosco di Faeto, zona soggetta a vincolo idrogeologico e paesaggistico detta delle “Rive”, sopra Pompeano.

Per quella desertificazione abusiva, sono finiti a processo Adolfo Ferrari (detto Lorenzo), Daniele Ferrari e Mario Venturelli, tutti della zona.

L’imputazione è di aver disposto tagli massicci, tra l’altro nella proprietà dell’Azienda Agricola Faeto di Lucia Dallari, con realizzazione di una strada pure quella abusiva lunga 220 metri e larga tre.

Il processo è iniziato un anno fa davanti al giudice Luigi Tirone, che il 19 luglio era già pronto a chiudere. Ma mancava il legale degli imputati, Erica Romani di Reggio, assente per legittimo impedimento.

Ed è mancata anche il 27 ottobre scorso, quando si è atteso fino alle 17 per poi rinviare al 7 febbraio, a seguito di reperimento del certificato medico. Una dinamica che non va tanto a danno di questo processo (interrotti i termini di prescrizione) ma che di fatto rende più difficile quello civile. L’Azienda Faeto infatti, attraverso gli avvocati Nicola Baisi e Simona Ferrari, dopo aver cercato invano un accordo risarcitorio (danno stimato di 38mila euro) è andata per vie legali e oggi entrerà nel vivo la causa civile. Chiaro che se ci si fosse arrivati con una sentenza penale alle spalle, l’inquadramento sarebbe stato molto più semplice.

Il caso si è aperto con l’informativa datata 15 ottobre 2013 del Corpo Forestale dello Stato, dove si legge che «la tipologia di opera realizzata è stata eseguita in assenza della relativa autorizzazione dell’ente competente (Comunità Montana)». Di qui la segnalazione in Procura: le indagini hanno individuato in Adolfo Ferrari l’esecutore dei lavori, che avrebbero comportato la realizzazione della strada per il trasporto della legna assieme a Daniele Ferrari e Mario Venturelli. Materiale che è la prima fonte di reddito per l’Azienda Faeto, che si è tutelata (essendo proprietaria del terreno, ne risponde davanti al Comune finché non c’è prova giudiziaria che i tagli li hanno fatti altri) con la perizia dell’agronomo Roberto Bandieri, il quale ha documentato lo scempio in un bosco di quercia non tagliato da 40 anni che «risultava in perfetto stato, con forte rigoglio vegetativo, e caratterizzato da piante sane e a buono sviluppo armonico».

Da parte sua, l’avvocato Romani ribatteva che i suoi assistiti hanno fatto legna solo in una proprietà confinante per cui erano autorizzati e né Adolfo Ferrari né gli altri hanno realizzato la strada per portarla fuori, tanto da aver appaltato il trasporto a un’altra azienda.

Daniele Montanari

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