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I musical modenesi alla conquista dei teatri americani

di Stefano Luppi
I musical modenesi alla conquista dei teatri americani

Due show del musicista di Novi Massimo Malavasi presentati con successo in Arizona e a Broadway

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«Sono arrivato in America tramite una persona di mia conoscenza, successivamente ho mandato un curriculum, mi hanno scelto e così ho potuto realizzare due spettacoli. Nel 2013 un mio testo musicale è stato messo in scena in Arizona e alcuni mesi fa abbiamo replicato portando in scena un altro spettacolo per un mese, questa volta, a Broadway, a New York. Abbiamo presentato “Nix” un lavoro ispirato all'Amleto di Shakespeare e il prossimo anno lo allestiremo a Los Angeles».

Massimo Malavasi, nato a Novi quarantaquattro anni fa, di professione compositore porta le sue musiche dall'altra parte dell'oceano. E qui ottiene ben otto “Award nomination”. Il maestro Malavasi è da poco rientrato a Novi, dov'è nato e dove vive con la moglie cantante jazz, Laura Biolcati Rinaldi, dalla tournée che ha fatto nella Grande Mela, dove ha riscosso notevole successo con i suoi musical. Ed è stato un successo sia di critica che di pubblico.

Com'è stata, Maestro malavasi, questa esperienza oltreoceano?

«È stato veramente incredibile, entrambe le volte. Nel primo caso perché debuttavo in America, in Arizona, e ho avuto la possibilità di comprendere come funziona la complessa macchina americana dello spettacolo. Grande emozione anche l'estate scorsa a New York perché in quel caso il nostro musical era all'interno del festival del circuito off di Broadway Planet Connections Theatre Festività Awards. Un grande festival, con decine di spettacoli cui ho assistito ogni giorno del mese che sono rimasto lì con il nostro “Nix” in scena. Davvero una emozione indescrivibile».

Ci racconta il suo musical?

«L'ho composto nell'anno precedente la sua messa in scena americana, io sono l'autore delle musiche mentre il testo è stato scritto dalla scrittrice americana Katherine Brann Fredricks. Abbiamo tratto alcune delle idee del grande Bardo inglese e parlato di un tema molto dibattuto negli Usa. Abbiamo portato in scena infatti il dibattito che esiste tra l'estrazione petrolifera e l'aumento dei fenomeni sismici. Parliamo insomma del fenomeno del fracking, un tema, purtroppo, molto attuale e pieno di polemiche, anche perché tutti noi viviamo in un territorio che ha subito un forte sisma nel 2012».

Come sono le musiche che ha ideato?

«Soprattutto motivi latin rock perché abbiamo ambientato la scena nel sud degli Usa dalle parti dell'Arizona».

Come avviene la scelta del cast per i suoi musical?

«Per ogni spettacolo abbiamo allestito un cast apposito scelto sulla base delle capacità di canto e ballo di ogni attore e attrice. Poi si guardano, ovviamente, anche gli aspetti fisici. Una volta superata questa fase c'è stato un mese di prove e a New York appunto un mese di spettacolo».

Lei ha lavorato anche in Italia, le due situazioni sono simili o ci sono differenze?

«Per niente, da noi è tutto molto più complicato anche se sia in Italia che in America ci sono numerose professionalità che ruotano intorno al mondo del teatro. Là, però, c'è una figura manageriale molto forte. In ogni caso qui è tutto molto più complicato anche perché girano sempre i soliti titoli, negli Usa invece ci sono più opportunità».

Che tipo di compositore è?

«Non mi occupo naturalmente solo di musical, ma compongo anche musica da camera e musica elettronica. Nel caso di musica per il teatro il lavoro prevede una descrizione della scena, della parte ballata e di quella cantata, oltre a punti di passaggio tra le varie fasi. Inoltre mi occupo anche di musica elettronica, più sperimentale».

Lei dirige anche?

«Sì, da sedici anni dirigo il coro della Ghirlandéina di Modena che si occupa di musica folkloristica. Con la nostra sede siamo in via Viterbo e finora abbiamo eseguito trecento concerti».

Come ha iniziato?

«Un po' per caso, come in genere accade da ragazzi. Certo ero interessato alla musica e mi è sempre piaciuto improvvisare».

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