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mercoledì di nuovo in aula

Pronto per svelare altri segreti e tutti i legami con Bianchini

Pronto per svelare altri segreti e tutti i legami con Bianchini

Quasi sette ore di domande, scandite da qualche interruzione sia per i problemi di collegamento che per concedergli di riprendere fiato. L’esordio di Pino Giglio in veste di super testimone è...

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Quasi sette ore di domande, scandite da qualche interruzione sia per i problemi di collegamento che per concedergli di riprendere fiato. L’esordio di Pino Giglio in veste di super testimone è soltanto l’inizio di una lunga analisi, che continuerà anche mercoledì e forse oltre in attesa poi delle domande degli avvocati difensori. L’imprenditore calabrese non ha ancora toccato il filone Bianchini, con cui aveva avviato una proficua “collaborazione” fatta di fatture false, necessarie a far girare denaro contante. Dei rapporti con l’impresa di San Felice potrebbe dire tanto, compreso il legale che Michele Bolognino aveva intrattenuto con la storica azienda familiare della Bassa. Va infatti ricordato che Giglio, durante la confessione ai magistrati della Dda, aveva sibilato una confessione di Augusto Bianchini secondo cui per lavorare bisogna “oliare”. Chi è come non è ancora stato svelato, ma Giglio qualche risposta potrebbe darla.

Al momento l’imprenditore della ’ndrangheta ha analizzato l’ascesa dei Grande Aracri in terra reggiana, individuando quella scala gerarchica ormai delineata anche dagli investigatori con a capo “Nicolino Sarcone e Antonio Valerio hanno lo stesso grado; Alfonso Diletto è superiore a Sarcone e Valerio. Gaetano Blasco è sotto di loro. Francesco Lamanna è il braccio destro di Nicolino Grande Aracri, forza di fuoco, braccio operativo; Sarcone e Diletto gestiscono gli affari”.

Affari che si declinano soprattutto come triangolazioni fiscali, a cui partecipa - come già narrato in passato - anche il maranellese Paolo Pelaggi, colui che attraverso la bomba messa alle Agenzia delle Entrate a Sassuolo, innescò l’inchiesta Aemilia. E Giglio racconta di nuovo le frodi carosello, i modi per evadere l’Iva facendo finti affari con Svizzera e Austria e del buco che Pelaggi gli lasciò dopo aver svuotato alcune società di comodo. Perché la locale di ’ndrangheta, pur non disdegnando la violenza (il pentito, nel corso dell’udienza, ha anche parlato delle armi a disposizione del gruppo) punta soprattutto a fare affari. Se ne continuerà a parlare, ma il business creato ad arte porta in dote migliaia e migliaia di euro ogni giorno, grazie a bonifici e assegni soltanto da incassare o soldi da prestare a tasso d’usura.

Un curioso passaggio, svelato dal testimone, è quello di un carico di soldi, custodito su un treno, rimasto fermo in stazione a Reggio per diversi giorni. Soldi di proprietà di alcuni russi, finiti per sbaglio in Italia, che il gruppo della consorteria reggiana provarono in ogni modo a cambiare. Erano wan coreani e nonostante gli sforzi nessuno trovò il canale giusto per trasformarli.

Pino Giglio tornerà in Aula mercoledì, ma dovrà centellinare le frasi visto che molte vicende sono ancora coperte da segreto istruttorio. «Ne posso parlare? So che di alcune cose non ne posso parlare», dice rivolgendosi al pm Beatrice Ronchi che ha cercato di soccorrerlo». Il presidente della corte, Francesco Caruso, è però intransigente: «Giglio lei deve parlare di tutto. Segreti in dibattimento non ce ne sono». Ma la memoria criminale del pentito è ancora molto vasta, ci sarà comunque tempo per svuotarla sia in Aula che nelle testimonianze private rese ai magistrati dell’Antimafia di Bologna. (fd)

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