La mattanza calcolata dei cinghiali
Oltre 150 capi abbattuti per preservare le colture ed evitare guai
MARANO. La fauna selvatica è sempre più una realtà da affrontare anche in pianura, tanto che nel solo mese di ottobre sono stati abbattuti 16 cinghiali nel territorio di Marano e 8 a Savignano, che salgono a oltre 150 unità se si contano anche gli abbattimenti effettuati nei territori collinari e montani dell’Unione Terre di Castelli. Perché a Montese (prossimo all’ingresso nell’Unione) ne sono stati eliminati 92 in un solo mese e tra Guiglia e Zocca 42. Un intervento indispensabile soprattutto per preservare le colture, insediate e tavolta devastate dalle scorribande degli animali selvatici. A rendere noti i dati è stato Francesco Lamandini, presidente dell’Ambito Territoriale di Caccia (Atc) “Modena 2”.
«All’insaputa dell’opinione pubblica - ha spiegato - negli ultimi trent’anni è cambiato il mondo in cui viviamo anche dal punto di vista della fauna selvatica. Lo spopolamento dell’Appennino ha prodotto un abbandono del presidio del territorio, un aumento delle zone boschive e la ricomparsa di animali di cui a Modena si era persa memoria. Solo per fare alcuni esempi, tra Marano, Savignano, Montese, Zocca e Guiglia, i nostri dati parlano di 300-400 cinghiali abbattuti all’anno, a fronte di una popolazione stimata in oltre un migliaio. Anche i caprioli abbattuti sono tra i 300 e i 400 all’anno, a fronte di almeno 2mila capi che sono stati censiti. I daini abbattuti in questo territorio sono tra i 50 e i 100 a fronte di almeno 3-400 capi, i cervi selezionati sono tra i 20 e i 30 a fronte di almeno 200 esemplari. La caccia, insomma, in questi anni è decisamente cambiata, passando da attività ludica, come poteva essere quella alla lepre o al fagiano, ad attività di prevenzione, a vantaggio del settore agricolo e degli allevamenti di bestiame. A tal proposito - chiude Lamandini - vorrei anche ricordare che l’Atc non è un club di cacciatori, ma è appunto un ambito territoriale per la gestione della caccia, il cui consiglio è composto per 6/20 da cacciatori, per 6/20 da agricoltori, per 4/20 da ambientalisti e per 4/20 da rappresentanti indicati dagli enti locali». (m.ped.)
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