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Psc, tra la Diagonale e l’Ottavo Campale ci si gioca tutto

di Davide Berti
Psc, tra la Diagonale e l’Ottavo Campale ci si gioca tutto

Il Comune è in ritardo, la strategia manca e prende corpo uno scontro di idee tra gli assessori Giacobazzi e Vandelli

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Psc, tre lettere che sono tutto e niente. Per chi si intende di urbanistica e lavori pubblici sono il sale del futuro della città, e Modena è di fronte a questa svolta. Solo che a forza di starci di fronte, non l’ha mai cavalcata, anzi. Se possibile ora è più indietro di quando ci si era fermati tra le vecchia e la nuova giunta.

Piano Strutturale Comunale, Psc, sul quale il Comune di Modena è in colpevole ritardo. Doveva essere il cardine della nuova amministrazione, è diventato la spina nel fianco. Sono passati più di due anni da una campagna elettorale incentrata sul Psc, si è lasciato - peccato, ndr - nel dimenticatoio il documento di Gabriele Giacobazzi scritto sotto la giurisdizione di Pighi. Oggi siamo più indietro di allora: l’ultima comunicazione ufficiale del Comune risale al gennaio scorso, nel frattempo è stata istituita una commissione, è stato scelto un esperto con una determina di pochi giorni fa che avrà il compito di tradurre in pratica alcune idee. Poi gruppo di progettazione e conferenza di pianificazione. Ma di concreto nulla. Parole, tante. La strategia è ferma. Qui ci si scontra col primo scoglio: il Giacobazzi pensiero e quello di Anna Maria Vandelli, sua collega di giunta. Più che lavorare di fianco, lavorano di fronte. Il loro è uno scontro in punta di fioretto, senza sceneggiate, ma è chiaro a tutto l’apparato comunale che si viaggia su binari diversi. Idee diverse, strategie diverse, tempi e modi diversi. E Muzzarelli in mezzo che viaggia sul filo, un equilibrio complesso da tenere. Che fare? Giacobazzi è per il pragmatismo e l’operatività ragionata: progetti chiari da mettere in campo e soprattutto scegliere da che parte andare. Vandelli è molto più sugli aspetti legali e burocratici, attende la nuova legge regionale - tempo almeno sei mesi, ndr - per capire dove andare. Le due cose non stanno insieme. E Modena, Giacobazzi o Vandelli che sia, non può permettersi di perdere altro tempo. Non decidere ora, non definire la strada, significa arrivare impreparati al momento cruciale delle due scelte che dovranno cambiare il volto di Modena. da una parte il piano caserme, nello specifico il futuro dell’area dell’Ottavo Campale che si sviluppa accanto a viale Italia verso Palazzo Europa, area che da sola basterebbe a soddisfare lo sviluppo abitativo e commerciale di Modena per i prossimi vent’anni.

Dall’altra la Diagonale, nel recupero della linea storica della ferrovia attorno alla quale non si dovrà solo scegliere il futuro del cavalcavia Madonnina - giusto per fare un esempio recente, ndr - ma piuttosto come una fetta consistente di Modena si dovrà ricucire al resto della città, per non creare nuove periferie in disuso.

Le tre ipotesi per la Diagonale alla Madonnina hanno come elemento comune il mantenimento del traffico veicolare sul cavalcavia esistente spostando quello ciclopedonale sul tracciato storico della via Emilia, le vie Cabassi e Tabacchi. La riapertura, comunque, non “spezzerà” la Diagonale per la quale, in quel punto, si prevede un passaggio in rilievo: il percorso di ricucitura, infatti, sarà al di sotto della Diagonale in modo da garantire, appunto, la continuità del “parco lineare” la cui progettazione completa è tra gli obiettivi del Psc per lo sviluppo di una mobilità alternativa.

L’altra svolta attesa è sul piano caserme col ministero. L’accordo riguarda innanzitutto due immobili: il compendio “Magazzino foraggi Santa Caterina” e la “Caserma Pisacane” (ex Ottavo Campale in via Emilia Ovest 197, di circa 181 mila metri quadri di cui 25.715 coperti), su cui è prevista l’alienazione dal ministero all’Agenzia del demanio successivamente alla riallocazione delle funzioni attualmente svolte in altri immobili militari (Caserma Setti e Fabrizi e, qualora necessario, Palazzo Ducale, Caserma Montecuccoli) e l’immissione sul mercato degli immobili da parte della stessa Agenzia. Il Comune si impegna a sua volta a recepire la valorizzazione degli immobili definita dal Tavolo all’interno dei propri strumenti urbanistici.

Ma per fare questo, più che regolamenti, serve un documento di prospettiva che metta nero su bianco ciò che si vuole fare, con un piano finanziario accanto. Un documento che ancora non c’è.

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