Tennessee, la Sassuolo degli Stati Uniti
Hanno aperto Marazzi, Panaria, Ricchetti, Florim, Concorde, Iris, Gmm, System grazie alle condizioni favorevoli offerte
SASSUOLO. L'internazionalizzazione è per le ceramiche italiane, come per molti altri settori, l'arma vincente per contrastare una crisi lunga e dolorosa.
Le aziende italiane, in pesante affanno per la scarsa domanda e per i costi crescenti, nella necessità pertanto di trovare nuovi mercati di sbocco freschi e dinamici in uno scenario complessivo poco rassicurante, negli ultimi anni hanno cominciato a pensare globale anche in settori come il ceramico che fino a non molti anni fa si pensava fosse una prerogativa italiana e, in particolare, degli emiliani.
È stato così avviato un processo senza precedenti per il settore e i numeri ci sono tutti: sono 16 le società di diritto estero che fanno capo a 9 grandi gruppi italiani (Marazzi, Panaria Group, Ricchetti, Finfloor Group con Florim, Concorde, Iris ceramica Group, Emilceramica, Dado e Gambini Group), circa 3000 gli occupati del settore per un giro d'affari di 168,4 milioni di euro nel 2015 con una crescita del 23,9% rispetto al 2014.
“Ceramic Valley”. Ora, stando ai numeri, le imprese della ceramica hanno trovato la loro vocazione negli Usa e in particolare nel Tennessee, ribattezzato "Ceramic Valley". Anche qui i numeri sono importanti: secondo i dati di Confindustria Ceramica sono 901 gli addetti del settore oltreoceano, 329 milioni il fatturato domestico delle aziende negli States (in crescita del 21,47% rispetto al 2014) e sono molte le aziende interessate a partire dalle già citate Marazzi, Florim, Concorde, Panaria Group, fino ai produttori di macchinari, utensili o ricambi come il gruppo Bmr, System, Gmm, Sacmi.
Internazionalizzazione. La parola d'ordine nella Sassuolo Valley è però internazionalizzazione e non delocalizzazione, ovvero compiere importanti investimenti all'estero per ampliare la produzione e creare sinergie che permettano di avere un'offerta migliore direttamente sul territorio. In questo, come illustra lo stesso Vittorio Borelli, presidente di Confindustria Ceramica, «l'internazionalizzazione si distingue dalla delocalizzazione dal momento che avvantaggia le nostre aziende nel reperire la materia prima, gli investimenti e la forza lavoro direttamente sul luogo di produzione-vendita, così accorciando le distanze tra produttori e consumatori e, in ultima istanza, riducendo i costi».
Continua sempre Borelli: «Gli Stati Uniti si sono ripresi egregiamente dal colpo inferto dalla crisi del 2008 alla redditività del "mattone" e oggi vi è una forte domanda di ceramiche, soprattutto ad alto valore aggiunto, a cui la produzione nazionale non riesce a supplire appieno».
Gli States sono dunque oggi un mercato fortemente recettivo per l'Italia, che fa oggi intravedere un futuro di crescita per le nostre aziende, soffocate in Europa da una stagnazione economica e da una generale instabilità a livello mondiale a cui va aggiunta la sempre più pressante concorrenza cinese.
Ma non è tutto. Alla forte domanda oltreoceano di Made in Italy bisogna aggiungere i numerosi vantaggi che gli Stati Uniti e, in modo particolare il Tennessee, offrono ai produttori emiliani. Continua infatti Borelli: «Oltre a una più snella burocrazia e a un regime fiscale più vantaggioso, lo Stato del Tennessee ha messo a disposizione infrastrutture, terreni urbanizzati e funzionari che potessero aiutare tutti i passaggi dell'iter di svolgimento delle pratiche burocratiche fino alle fiere di settore. Tutti questi elementi sono stati determinanti per la scelta di investire oltreoceano da parte delle aziende emiliane».
Macchine per ceramica. Lo stesso Paolo Sassi, presidente di BMR, gruppo produttore di macchinari per la lavorazione della ceramica, e di Acimac (Associazione Costruttori Italiani Macchine Attrezzature per Ceramica) ha affermato che «gli States offrono una burocrazia meno gravosa, basti pensare che abbiamo aperto una società in 10 giorni», e questo avvantaggia enormemente le aziende poiché permette di accelerare i tempi, ridurre i costi e generare maggiori investimenti. Meno burocrazia quindi, ma anche energia a costi inferiori e un mercato del lavoro caratterizzato da oneri minori e maggior flessibilità.
In ultimo, non bisogna dimenticare la grande attenzione che gli Stati Uniti hanno dimostrato nell'organizzazione di grandi fiere del settore che, come Coverings, ogni anno attirano migliaia di espositori mettendo in contatto le aziende con i clienti in una rete internazionale.
L'insieme di questi fattori ha fatto sì che le molte aziende italiane che hanno avviato il processo di internazionalizzazione negli States lo hanno fatto "credendoci fino in fondo" con investimenti importanti. Ne sono un esempio i 50 milioni di dollari investiti nel 2014 dal gruppo romagnolo Ceramiche del Conca nella contea di Loudon per la costruzione di uno sito produttivo o i 12,5 milioni investiti da Florim USA nel 2015 per l'implementazione dello stabilimento americano e la costruzione di un deposito di materie prime a Clarksville. La stessa BMR di Sassi ha aperto con LB una filiale logistica a Dickson testimoniando così l'interesse all'internazionalizzazione non solo delle aziende produttrici di ceramiche, ma di tutto il distretto.
Grandi numeri. Sono numeri importanti quelli attorno a cui si muove il neo distretto oltreoceano, calcolando che solo la produzione negli Stati Uniti vale il 26 per cento di tutta la produzione italiana di matrice estera, per 21,66 milioni di metri quadrati. Ma non è solo la quantità a fare la differenza, anche il prezzo di vendita conta e negli Stati Uniti un metro quadro di piastrelle viene venduto sul mercato domestico a circa 14,7 euro contro i 7,14 euro praticati mediamente sul mercato europeo. L'insieme di questi fattori rende il mercato americano un'opportunità unica per le aziende italiane minacciate dalla competizione della Cina che, a colpi di prezzi stracciati, vuole farsi passare come normale “economia di mercato”.
Se per ora la strategia delle aziende italiane si è rivelata vincente, si è anche ben consapevoli che quando ci si proietta con successo in uno scenario globale il vantaggio deve essere gestito anche sviandone le insidie messe in campo dagli attuali competitors, compito non facile data, soprattutto, l'aggressività dei prezzi praticati. È certamente questo, oggi, l'impegno strategico che si deve curare assieme agli altri messi in campo per garantire le prospettive degli investimenti realizzati.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
