Estorsioni a Mario Grossi Maxi sequestro per il boss
SAN FELICE. Beni per un valore di oltre 25 milioni di euro sono stati sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria - Gico della guardia di finanza di Catanzaro, in esecuzione di un provvedimento...
SAN FELICE. Beni per un valore di oltre 25 milioni di euro sono stati sequestrati dal Nucleo di polizia tributaria - Gico della guardia di finanza di Catanzaro, in esecuzione di un provvedimento emesso dal tribunale su richiesta della Dda catanzarese. Destinatario del provvedimento di sequestro è Antonio Saraco di Badolato, imputato per estorsione aggravata dal metodo mafioso, già arrestato nell’estate del 2013 nell’ambito dell'operazione denominata “Free boat - Itaca” che ha visto coinvolte venticinque persone, ritenute affiliate o fiancheggiatrici della cosca Gallace-Gallelli-Saraco di Guardavalle e Badolato.
Nell’ambito delle indagini su Saraco, in particolare, erano emersi due episodi di estorsione compiuti nei confronti dell’imprenditore sanfeliciano, Mario Grossi, che con la sua Salteg aveva realizzato il porto privato di Badolato. Nel primo episodio, Saraco, con altre persone, aveva costretto i due imprenditori ad affidare la gestione del porto alla società “Ranieri boat service”, lasciando intendere che la ’ndrangheta aveva necessita' di riciclare il denaro nell’ambito delle strutture portuali. Nel secondo caso, Saraco aveva tentato di estorcere all’imprenditore modenese, tramite Antonio Ranieri, la somma di 120 mila euro, facendo intendere che la richiesta proveniva dal capo del “locale” di Guardavalle, Vincenzo Gallace. Ma la consegna dei soldi non avvennne in quanto Gallace, venuto a conoscenza della richiesta estorsiva avanzata da Saraco, aveva ordinato una spedizione punitiva nei suoi confronti.
Le successive indagini patrimoniali, coordinate dal procuratore distrettuale di Catanzaro, Nicola Gratteri, dal procuratore aggiunto, Vincenzo Luberto, e dal sostituto procuratore, Vincenzo Capomolla, hanno consentito agli investigatori della Finanza di ricostruire l'ingente patrimonio riconducibile a Saraco, anche tramite prestanomi, la cui acquisizione è risultata sproporzionata rispetto ai redditi dichiarati o all’attività economica svolta da lui e dai suoi familiari. Da qui il provvedimento di sequestro relativo anche a un villaggio turistico a Badolato, una villa a Roma, diversi immobili, un campo sportivo e quote societarie.
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