Maserati, Fiom non ci sta: «Gli esuberi da 70 a 150»
Il sindacato Cgil lamenta la propria esclusione dalle trattative con l’azienda e contesta l’accordo sui contratti di solidarietà: «Condizioni sempre peggiori»
Da una parte la notizia del rinvio al 2020 del debutto del nuovo modello Alfieri, per il quale si ipotizzava il coinvolgimento produttivo dello stabilimento Maserati di viale Ciro Menotti.
Dall’altra parte ora la conferma dell’accordo siglato con una parte dei sindacati sul contratto di solidarietà, «che aumenta gli esuberi momentanei da 70 a 150».
La segnalazione arriva da parte da Fiom-Cgil di Modena, che non ha firmato perchè - come sostiene lo stesso sindacato - «esclusa dalle vere trattative. Sono stati i sindacati Fim-Cisl, Uilm-Uil e Fismic a sottoscrivere l'accordo sul contratto di solidarietà in Maserati Auto per otto mesi a partire dal primo dicembre prossimo, con l'obiettivo di dare continuità agli ammortizzatori sociali necessari a fronteggiare la situazione di mercato». Il segretario di Fiom Cgil Modena, Cesare Pizzolla, in particolare, dice che «ancora una volta la sua sigla è stata tenuta lontano dai tavoli che contano e coinvolta solo dopo che l'azienda e le altre organizzazioni sindacali avevano raggiunto la loro intesa».
Così, pur considerando positivo il nuovo ammortizzatore che sostituisce l'attuale cassa integrazione ordinaria, Pizzolla conferma di non condividere l'impianto del contratto di solidarietà proposto dall'azienda.
In dettaglio il segretario di Fiom sostiene che «nel contratto di solidarietà si aumenta il numero dell'esubero del personale, seppur momentaneo, dichiarato dall'azienda: diventa di 150 addetti, mentre in questi mesi si era sempre parlato di 120 esuberi da cui andavano decurtati i 41 lavoratori oggi collocati in Ferrari Auto e una decina di collocati in modo definitivo in altri stabilimenti del gruppo Fca, portando perciò l'esubero effettivo a 70 addetti». La dichiarazione di 150 esuberi al posto di 70, «condivisa dalle altre sigle sindacali, permette all'azienda una gestione del contratto di solidarietà con una riduzione dell'orario di lavoro medio di quasi il 60%, per i 251 addetti dello stabilimento Maserati di viale Ciro Menotti che saranno coinvolti dal nuovo ammortizzatore».
E questo, secondo Fiom Cgil, «peggiorerà le condizioni soggettive di ogni lavoratore rispetto al già pesante impatto della cassa integrazione ordinaria utilizzata sinora, che però non aveva mai superato il 50 per cento di riduzione oraria nel mese». Ora, spiega invece lo stesso Pizzolla, «una riduzione dell'orario di lavoro oltre il 50% farà perdere maggior salario diretto e impedirà anche la maturazione di tutti gli istituti differiti (ferie, permessi e tredicesima)».
In questo quadro il segretario Pizzolla ha inviato ai segretari degli altri sindacati una lettera in cui si ribadiscono le ragioni del "no" e si chiede di potere ridiscutere l'ammortizzatore sociale con l'azienda e tutte le organizzazioni sindacali «unitariamente». Conclude e rivendica il segretario: «Le criticità sono state illustrate ai lavoratori nelle assemblee svolte solo dalla Fiom Cgil, mentre gli altri sindacati si sono limitati a firmare l'accordo senza fare nessuna assemblea e quindi senza informare e coinvolgere i lavoratori». L’incremento temporaneo degli esuberi denunciato da Fiom, unitamente al rinvio del lancio della Alfieri, non fa altro che alimentare i dubbi sul futuro produttivo dello stabilimento Maserati di Modena.
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