Modena. La Procura chiede riserbo sul "caso Tondi"
Il procuratore capo Lucia Musti annuncia che non ci saranno dichiarazioni per almeno due settimane e che la testimonianza al processo di Cardiologia "non è mai stata una pista"
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MODENA. La Procura di Modena chiede un periodo di silenzio sul caso di Stefano Tondi, primario di Cardiologia aggredito con soda caustica a Vignola e ricoverato al Policlinico.
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"Chiediamo di poter lavorare nel riserbo e con tranquillità e non intendiamo fare dichiarazioni per un periodo stimabile in due settimane", dice il procuratore capo Lucia Musti.
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La Procura, nel chiedere una sorta di 'tregua' alla stampa, fa notare "l'estrema difficoltà dell'indagine, rappresentata dall'iniziale assenza di spunti investigativi: la casuale partecipazione della persona offesa come testimone al processo di Cardiologia, dato oggettivo immediatamente rilevato, non è mai stato una pista".
Non ci sono telecamere, né testimonianze di vicini, "in aggiunta al fatto che le stesse persone offese, una colpita agli occhi e l'altra, il figlio, accorsa in difesa al padre, non hanno potuto fornire informazioni utili ai fini dell'indagine".
Allo stato, "la pista più concreta porta alla professione svolta dal dottor Tondi".
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