Modena, «Addio mercato Novi Sad, l’antico non c’è più e io me ne vado »
Fabrizio Malavasi, presente il lunedì con libri e curiosità del passato: «Da decine di espositori a due: e io vado via»
Nel “C’era una volta Modena” un capitoletto andrebbe dedicato anche alla scomparsa nel mercato del lunedì anche della cosiddetta “area ferri vecchi” . Un pezzetto tra via Barozzi e l’anello esterno del Novi Sad dove da sempre si radunavano venditori e collezionisti che cercavano anticaglie, oggetti rari, reperti indisuso dell’agricoltura di un tempo.
Ora, dei due che erano rimasti, uno ha deciso di buttare la spugna e di fare le valigie per dedicarsi solo a mostre, rassegne e commercio ambulante in giro per la regione.
Fabrizio Malavasi è presente nel mercato dal 2002 e ricorda passo per passo lo spegnimento continuo, inesorabile, che ha portato all’estinzione del commercio di curiosità del passato. Prima di salutare però ha inviato al presidente del consorzio del mercato, Guido Sirri, e all’assessore Rotella, una lettera appassionata in cui ricorda il valore di un settore commerciale che è stato reso inutilizzabile.
«Nella storia del mercato per eccellenza - ha scritto - in quell’area si ritrovavano rigattieri, antiquari, collezionisti; gli estimatori del materiale di una volta il lunedì mattina si ritrovavano attorno ai banche di chi vendeva oggetti antichi o semplicemente usati. Ebbene nel tempo quest’area si è sempre più assottigliata. Chiusure, cambi di gestione, lo spostamento forzato all’epoca in cui il Comune di obbligo a stare nell’anello interno sono tra i fattori principali che hanno portato gli operatori ad andarsene. Io ne ricordo una decina che col tempo, per una ragione o per l’altra, sono spariti definitivamente. E ora me ne vado anch’io. Non ci sono le condizioni minime per continuare a vendere libri usati, dischi o cartoline vecchie. Per anni siamo stati punto di riferimento per lettori, studiosi, collezionisti, curiosi, raccoglitori; sì, eravamo un punto di riferimento culturale in una struttura commerciale».
Quanto pesano i cambiamenti nei consumi e la crisi economica nelle scelte di quei clienti che poco alla volta si sono allontanati?
Per chi sosteneva le ragioni dell’antiquariato le scelte amministrative del Comune hanno pesato eccome. Come ripeteva il compianto Wladimiro Marescalchi, storico leader degli antiquari e ambulanti modenesi, il crollo tra i 320 espositori dell’epoca d’oro e l’ottantina che oggi viene in Piazza Grande una volta al mese, è stato un fenomeno indotto.
«I fatti sono fatti - si limita a dire Malavasi mentre lucida un banco di scuola in legno massiccio d’inizio Novecento nel suo deposito di via Soratore - Si potrebbe ancora fare qualcosa per non far fuggire dal mercato gli operatori che propongono il collezionismo in genere. Si sarebbe potuto arginare l’esodo, dotando il mercato del lunedì di un’area specializzata, concorrenziale con la moltitudine di pseudo-mercatini dell’usato. Peccato».
Anche questo è un tasto dolente. Il commercio su internet, unito all’esplosione di collezionisti che si organizzano in rassegne periodiche nei paesi più piccoli, finiscono per pesare nel pulviscolo di iniziative meno qualificate. Si svuotano le cantine ma anche i mercati.
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