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Agenti modenesi feriti fanno causa allo Stato

di Carlo Gregori
Agenti modenesi feriti fanno causa allo Stato

“Vittime del dovere” : sette casi-pilota portati avanti da poliziotti, carabinieri e vigili del fuoco che chiedono dallo Stato . Sono casi con un elemento in comune: interessano “servitori dello stato” che oggi vivono e lavorano a Modena che hanno riportato serie lesioni permanenti o addirittura invalidità permanenti che secondo loro non sono del tutto riconosciute dallo Stato. Sono “vittime del dovere”,

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MODENA. Un vigile del fuoco ferito durante i soccorsi a L’Aquila. Un agente della polizia stradale investito da un camionista che stava scappando. Un carabiniere gravemente segnato da un agguato in Sicilia. Un poliziotto che ha riportato lesioni permanenti durante una colluttazione con un delinquente che stava arrestando. Un agente della forestale che ha cercato di proteggere un anziano che veniva picchiato ed è stato a sua volta malmenato. Sono alcuni dei casi con un elemento in comune: interessano “servitori dello stato” che oggi vivono e lavorano a Modena che hanno riportato serie lesioni permanenti o addirittura invalidità permanenti che secondo loro non sono del tutto riconosciute dallo Stato. Sono “vittime del dovere”, come sostiene l’avvocato che ha promosso la loro causa davanti al collegio del tribunale di Modena? Oppure, come sostiene l’Avvocatura di stato, sono casi da vagliare ed eventualmente classificare come “vittime del servizio”?

Questa settimana a Modena è iniziata una delle prime cause in Italia dedicate a questa questione scottante: sono più di 200 gli statali che hanno fatto domanda per ottenere il riconoscimento di “vittime del dovere” attraverso l’associazione “Fervicredo” seguita dall’avvocato Giovanni Elefante. Che spiega: «Sono coinvolto anche io, personalmente. Mio padre era un carabiniere ed è morto come vittima del dovere. Per me è un impegno personale questo riconoscimento perché lo stato ha il dovere di aiutare chi lo ha servito lealmente e ora vive con lesioni permanenti e nessun riconoscimento finanziario. Oggi possiamo ottenere un sussidio o un vitalizio».

I casi di Modena portati davanti al Collegio del Giudice del Lavoro sono sette: quattro agenti della polizia di stato, uno della polizia stradale, uno della forestale e un carabiniere. Tutti uniti da seri problemi e disagi conseguenti a ferite o lesioni riportate in servizio mentre cercavano di compiere un gesto “eroico” (una definizione ora al centro della questione giuridica). Presto potrebbero aggiungersi altri quattro casi.

L’Avvocatura di Stato ha fatto presente ai giudici che il Tribunale del lavoro non era la sede competente: per gli statali si ricorre la Tar. Ma proprio l’altro giorno una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione civile ha riconosciuto che questi casi di presunte “vittime del dovere” possono essere trattate anche dal tribunale ordinario. Quindi la causa andrà avanti a Modena: prossima udienza in febbraio.

Adesso, alla luce di questa sentenza della Cassazione, l’Avvocatura di Stato analizzerà le posizioni caso per caso davanti al giudice per chiarire se non si tratti piuttosto di “vittime di servizio”, che hanno una normativa già definita.

Il caso è importante, insomma, e la posta in gioco è alta sia per questi “servitori dello Stato” che per lo Stato stesso.

«Abbiamo cominciato a interessarci di questa questione – spiega l’avvocato Elefante – perché le Commissioni mediche ospedaliere davano valutazioni troppo restrittive delle lesioni e quindi le vittime non ricevevano benefici finanziari o se li ricevevano non erano adeguati. La soglia da loro valutata era il 25% di invalidità».

Il legale spiega che questi casi sono definiti “vittime del dovere” perché a differenza delle “vittime di servizio” il danno è avvenuto durante un intervento “eroico”. Ma in questo modo, viene da chiedersi, non potrebbero moltiplicarsi a dismisura le richieste di riconoscimento del danno o sussidi?

«La domanda è legittima – spiega l’avvocato promotore delle sette cause – in realtà stiamo solo cercando di adeguare la situazione alle norme. La legge 466 del 1980 prevedeva che fossero da considerare “vittime del dovere” solo gli agenti colpiti nel conflitto a fuoco. Le vedove però difficilmente prendevano una pensione. Nel 2006 la legge previde un vitalizio, come dal 1998 era già previsto per le vittime del terrorismo, ma il vitalizio non è mai stato adeguato all’euro. Si pensi che oggi si prende una pensione di 258 euro al mese. Per questo o sono stati fatti 200 ricorsi e finora 80 sono stati accolti».

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