Castelnuovo, rischiano il posto 110 lavoratori: sciopero, fumogeni e manganelli
Cambia la coop che li ha assunti e regolarizzati. Quella che subentra dichiara almeno 80 esuberi Gli operai bloccano i cancelli e i padroni di Alcar Uno e Golbal Carni chiamano i reparti antisommossa
CASTELNUOVO. Che la preistoria delle relazioni sindacal-istituzionali vista ieri a Castelnuovo non sia passata inosservata nella terra che si picca di essere culla di democrazia e di accoglienza, lo rende plasticamente evidente il comunicato giustificativo diffuso in serata dalla Questura.
Nel quale si descrivono il lancio di una pietra sulle dita del piede di un poliziotto e scioperanti che scagliavano «all’indirizzo delle Forze di polizia segnali stradali divelti e tombini».
Non solo. A proposito del comportamento di decine di agenti in assetto antosommossa, fatti appositamente arrivare da Padova, la Questura rassicura: «Durante l’intero sevizio - c’è scritto proprio così, “sevizio” ndr - di ordine pubblico non è stato necessario ricorrere ad alcuno strumento di dissuasione, fatta eccezione per i lacrimogeni».
[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.14430612:Video:https://video.gelocal.it/gazzettadimodena/locale/castelnuovo-cariche-sugli-operai/67330/67838]]
Fatto sta che nella documentante guerra dei video che si è scatenata (la digos a filmare gli operai, gli operai a filmare la digos), le ambulanze che sono arrivate hanno portato via due operai. Uno colto da malore durante il fuggi fuggi scatenato dal bombardamento “liberatorio” dei lacrimogeni, l’altro centrato poco prima da una randellata mentre i poliziotti, dopo qualche inutile sportellata con gli scudi di servizio, cercavano di spostarli da terra con la forza, e aprire la strada ai camion diretti a caricare e scaricare nello stabilimento Alcar Uno.
La battaglia si è consumata così: da una parte le ragioni di un centinaio di operai, tutti stranieri, e il sindacato Sì Cobas. Dall’altra le ragioni di polizia e “padroni” (in attesa degli eventi nella fabbrica).
Più in disparte i carabinieri (tutti del posto e quindi tendenzialmente rimasti ai margini della randellante contesa), i camionisti, che hanno atteso di poter entrare, e gli altri sindacati. Che invece hanno atteso di vedere come buttava.
Fino alla sera, quando la sola Cgil, cercando di recuperare su quanto accaduto, ha usato parole lapidarie: «La peggior risposta che le istituzioni potevano dare nella vertenza Alcar Uno di Castelnuovo Rangone è proprio quella che hanno dato oggi: manganello e lacrimogeni... Le Istituzioni, avrebbero dovuto mandare la polizia da un’altra parte, dentro quelle aziende che oggi hanno liberato da chi protestava».
A scatenare tutto questo cinema una diatriba che si trascina da mesi, in tutto il settore della lavorazione delle carni, a proposito delle condizioni di lavoro di tanti addetti.
Quasi tutti africani, albanesi, marocchini. Assunti dalle cooperative di lavoro e mandati a macellare le carni (spesso senza una mansione corrispondente) nelle aziende della zona, come personale “esterno”. Operai da dieci e più ore al giorno, che poi reclamano maggiori garanzie.
E che, quando divengono “scomodi” e costosi, provocano lo scioglimento o la ritirata delle cooperative, con l’avvento di altre e nuove cooperative, che assumono gli stessi dipendenti, ma con una compressione di numeri e di diritti.
Stavolta, in conflitto con Alcar Uno di Castelnuovo e con la Golbal Carni di Spilamberto (dove ieri si è registrato un analogo sciopero, prima che i lavoratori si riunissero tutti a Castelnuovo), la coop Alba Service ha disdetto l’appalto nelle due aziende, dove mandava a lavorare 110 operai. Operai che da pochi giorni avevano ottenuto un risultato storico: il riconoscimento del contratto di “alimentaristi”.
Fino a ottobre c’era infatti chi tagliava e lavorava le carni, ma aveva un contratto da facchino, magari senza straordinari, tredicesime, ferie...
È andata a finire che le aziende della famiglia Levoni - che peraltro già si serve di altre due coop di lavoro - hanno raggiunto l’intesa per un nuovo appalto con una coop mantovana. La quale - è stato spiegato ieri in prefettura – dei 110 ex Alba Service intende assorbirne solo 30. Perchè 30 li ha già nel suo personale e 50 (quelli destinati alla Global Carni) sono considerati superflui, in vista di una chiusura-ridimensionamento dello stabilimento di Spilamberto.
Vedendo vanificato per tutti il contratto da alimentaristi, e per oltre la metà il posto di lavoro, i 110 ex Alba Service, dopo l’inutile confronto della sera precedente, ieri all’alba hanno proclamato lo sciopero. Ma ad accoglierli è arrivata la polizia, invocata dall’azienda per tutelare chi voleva lavorare e le forniture. Un gioco di tutele e di legalità controverse, anche dopo la flebile tregua siglata ieri sera in prefettura.
Tanto che oggi lo sciopero si sposta alla Bellentani di Vignola. Con o senza manganelli.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
