Giacobazzi al Michelangelo di Modena con il suo “Io ci sarò"
Nonostante sia stato aggiunto un altro appuntamento (da tre a quattro), da giorni non si trova neppure un biglietto per il nuovo spettacolo “Io ci sarò” che Giuseppe Giacobazzi porta al teatro Michelangelo di Modena da venerdì 18 novembre a domenica 20
MODENA. Nonostante sia stato aggiunto un altro appuntamento (da tre a quattro), da giorni non si trova neppure un biglietto per il nuovo spettacolo “Io ci sarò” che Giuseppe Giacobazzi porta al Michelangelo stasera e domani (18 e 19 novembre) alle 21 e domenica 20 alle 16 e alle 21. Andrea Sasdelli (questo il vero nome di Giacobazzi) ha scritto il testo in collaborazione con Carlo Negri. E ancora una volta si annuncia un successo davanti ad un pubblico, quello modenese, che sempre ha dimostrato di apprezzare il cabarettista facendo registrare ai suoi spettacoli numeri da record come alla scorsa festa dell’Unità con 10mila spettatori.
«Il nostro - spiega Giuseppe Giacobazzi - è un lavoro fatto spesso di viaggi e durante gli spostamenti ti trovi inevitabilmente a pensare. Quando pensi, pensi a te e a quello che stai vivendo, a quello che hai vissuto e a quello che eventualmente potrà essere il tuo futuro. Oggi mi rendo conto di essere un genitore di 53 anni con una figlia di tre e quindi mi sono ritrovato a pensare: riuscirò a vedere i miei nipoti e nel caso li riesca a vedere a rapportarmi come fa un nonno e quindi a viziarli, a giocare con loro, a parlarci e raccontare storie, cercando di dare consigli che non verranno sicuramente ascoltati? Quindi, ho pensato di lasciare un “videomessaggio” che possa spiegare, ed eventualmente interagire, con i miei possibili futuri nipoti. E per farlo, l’unico modo che conosco, è farlo davanti ad un pubblico».
Quindi ironia e comicità ma anche nostalgia?
«Su qualcosa sì. Le cose nuove non sono tutte buone e le cose vecchie non sono poi tutte da buttare».
Hai detto di aver concepito lo spettacolo viaggiando; ma quando l’hai scritto?
«Ho quasi sempre scritto di notte perché ho una bimba piccola. Ma anche durante i miei spostamenti in macchina. L'idea di fondo già c'era poi ci ho lavorato sopra con Carlo Negri e ne è scaturito un bel finale. Di solito quando il finale mi piace gli spettacoli vengono bene».
C'è un legame con “Un po' di me”, il lavoro precedente?
«Si comincia sempre da dove si lascia. Direi che c'è continuazione».
Un pezzo del tuo presente dunque lo affidi ad un video?
«Chissà poi, quando sarà il momento di vederlo, se i supporti tecnologici saranno ancora validi. I giovani d'oggi sono abituati alle nuove tecnologie ed il video mi sembrava il supporto digitale più riuscito. Servirà magari per far capire chi era il nonno. Le generazioni si sono accorciate ma non bisogna mai perdere la memoria per dare uno sguardo al passato».
Al Michelangelo è tutto esaurito. Hai aggiunto la data di domenica e i biglietti sono stati bruciati in poche ore. Si può dire che Modena sia il tuo giardino di casa?
«Modena è la mia seconda Romagna. Le città emiliane mi hanno sempre accolto con grande affetto, a volte mi fanno sentire in imbarazzo. Sono molto affezionato al Teatro Michelangelo perché le date del mio primo spettacolo, “Una vita di paura”, sono state proprio al teatro di via Giardini. É sempre un piacere ritornarci».
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