Marzaglia: nessun abuso, tutti assolti
Il giudice ritiene innocenti «per non aver commesso il fatto» i due dirigenti dell’Urbanistica e il progettista della Vintage
A Marzaglia le ruspe potevano a pieno diritto scavare per costruire l’autodromo perché i dirigenti dell’Urbanistica comunale e il progettista della Vintage non avevano commesso un reato di lottizzazione abusiva. I tre - Giovanni Villanti, ex dirigente dell’Ufficio Pianificazione Territoriale del Comune oggi in pensione, il suo successore Marco Stancari, e Giuseppe Gervasi, progettista della Vintage Spa, concessionaria dell’autodromo - sono stati infatti assolti ieri pomeriggio da questa accusa, (l’ormai famoso Articolo 44 della Legge urbansitica) al termine del processo condotto dal giudice Domenico Truppa. Se le motivazioni saranno rese note più avanti, già ora si può dire che per il giudice non è stato fatto nulla di penalmente rilevante nel firmare le concessioni e i permessi per la Vintage spa. La pensava così anche il vicepretore onorario che ieri, per conto della Procura, ha chiesto l’assoluzione per i due dirigenti e il progettista. Insomma, chi voleva questo processo?
Si ricorderà che il pm Claudia Natalini era stato obbligato dal giudice Andrea Romito a riaprirle il fascicolo, dopo la sua opposizione alla richiesta di archiviazione. Lo scopo era verificare, come sostenuto da Italia Nostra e dall’associazione ambientalista degli Amici del bosco di Marzaglia (parte civile assistita dagli avvocati Andrea Stefani e Fausto Gianelli), se era stata davvero compiuta una grave violazione dei vincoli urbanistici in quanto l’area verde “mangiata” dal cemento dell’autodromo appoggiato dall’assessore Daniele Sitta era superiore anche a quella quota invocata dall’architetto Stancari.
Questo è diventato l’ oggetto di discussione al centro del processo: l’area verde a Marzaglia, nella particella urbanistica 1740, doveva stendersi per l’80% del territorio, suddivisa tra verde pubblico e verde ad uso pubblico? Oppure, come sostenuto dal Comune e dalla difesa dei due dirigenti - gli avvocati Roberto Chiossi e Massimo Vellani - era prevista del 50% già comprensivo di un 30% ad uso pubblico? La differenza è enorme considerando il milione di mq in questione.
L’appassionato e tagliente intervento dell’avvocato Stefani per Italia Nostra ha ricapitolato l’incredibile vicenda di un terreno vincolato dal Prg e che, tramite uno “spacchettamento” nel 2003 venne votato tra 300 altri lotti da “liberare” senza che l’assessore Palma Costi ne facesse menzione in Consiglio comunale. Era lecito cancellare quei vincoli?
Se l’avvocato Chiossi ha sostenuto che questa è “archeologia giudiziaria” dato che si parla di fatti lontani nel tempo e non oggetto del processo, l’altro difensore Villani ha invece affermato senza mezzi termini che lì non esisteva nessun vincolo ma solo una prescrizione. Toglierla era possibile e lecito. Anche perché il Comune aveva progettato da molti anni un intervento come quello poi realizzato dalla Vintage.
Ascoltando le parti può restare il dubbio sulla operazione politica originaria, però: quando nel 2003 lo “spacchettamento” toglie questa prescrizione o la annulla - non ’è chiaro - l’impressione, come ha spiegato Stefani, è che fosse già stato deciso “a monte” il futuro di un terreno delicato per le falde acquifere e per le attività agricole.
Quanto al progettista della Vintage, assolto (era difeso dall’avvocato Roberto Mariani), questi - ha detto la parte civile - non era all’oscuro come aveva detto l’accusa definendolo anche “sfortunato”. Con Democenter e quindi con Daniele Sitta aveva già discusso il tutto prima ancora del passaggio in Consiglio. Ma cosa comportasse lo “spacchettamento” del lotto non era noto a nessuno e quindi nessuno ha potuto fare obiezioni e quindi tutto è proseguito senza intoppi. Da questo punto di vista, le autorizzazioni firmate dai dirigenti sono stata solo conseguenti a queste scelte già prese.
Le difese hanno invece sostenuto che non solo la quota verde era rispettata al 55% e che il 30% era incluso, come sostenuto dai loro consulenti, ma tutto è stato fatto secondo i crismi sia di legge che urbanistici.
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