Chiara Valerio al Consorzio Creativo di Modena
“Storia umana della matematica” è il nuovo libro (Einaudi, pp. 172, 18 euro) di Chiara Valerio, redattrice di “Nuovi Argomenti”, e collaboratrice de Il Sole 24 Ore, l'Unità, che arriva questa sera 18 novembre alle 21 al Consorzio Creativo
MODENA. “Storia umana della matematica” è il nuovo libro (Einaudi, pp. 172, 18 euro) di Chiara Valerio, redattrice di “Nuovi Argomenti”, e collaboratrice de Il Sole 24 Ore, l'Unità, i programmi “Ad alta voce” di Rai Radio 3 e “Pane quotidiano”. A presentarlo, stasera 18 novembre alle 21, al Consorzio Creativo la giovane autrice con cui dialogherà Beppe Cottafavi.
Perché “Storia umana della matematica”?
«Non so, credo volessi fissare alcuni concetti accumulati nei lunghi anni in cui ho studiato matematica. E volevo affrettarmi a farlo prima che anche il ricordo di quei concetti e pensieri svanisse».
Con questo suo libro vuole sfatare, forse, il luogo alquanto comune che la matematica sia qualcosa di “arido”?
«No. Non ho alcuna dimensione educativa. È un romanzo che ha per sfondo la matematica come altri romanzi hanno come sfondo un luogo geografico o un'epoca storica. Mentre scrivevo mi rallegravo del fatto, mi entusiasmavo anzi, che tutto può essere frainteso, anche una scienza esatta. Solo questo».
Qual è la vera dimensione umana della matematica?
«Il fallimento. Chi studia matematica sa che il fallimento è solo una verità fuori tempo. E questo mi pare un grande insegnamento anche per il quotidiano, cioè che non esistono cose giuste o sbagliate indipendentemente dal contesto. Non esistono cose fuori dal tempo, dallo spazio e dai sentimenti».
Lei scrive che la matematica è “questa immaginazione che educa all'invisibile, dunque all'amore e ai morti, alle utopie e ai fantasmi”. Perché all'amore e ai morti?
«Voglio dire che la matematica essendo costruita con oggetti invisibili, come i cerchi o i triangoli o le rette perfette, abitua all'invisibile, dunque alle cose che non ci sono ancora, come l'amore, e alle cose che non ci sono più, come i morti».
Da cosa è determinata la scelta dei sei grandi matematici (Janos e Farkas Bolyai, Picone, Turing, Wiener, Landau) del libro?
«Sono i matematici le cui teorie e i cui studi mi hanno accompagnato nei 12 anni in cui ho studiato e insegnato matematica. È stata una scelta data dalla frequentazione».
Spazio anche alla sua esperienza personale. Per evidenziare che cosa?
«Che tutto è autobiografia, specie gli studi e le letture».
Lei ha una laurea e un dottorato in matematica. Questa formazione è stata d'aiuto o di ostacolo alla sua vocazione letteraria?
«Penso che qualsiasi cosa si impari sia di aiuto. Penso anche che uno impari nonostante. Nonostante i professori, nonostante i compagni di classe, nonostante le distrazioni».
Quali i referenti alti della sua scrittura?
«Non esistono referenti alti e bassi. Sono cresciuta in un paese dove non essendoci una libreria e nemmeno una biblioteca andavo a comprare tutto in edicola. E insieme a Tex Willer in edicola c'era Tolstoj in allegato ai giornali. I miei referenti sono le cose che ho letto, e che continuo a leggere».
Lei è stata nominata responsabile del programma del nuovo Salone di libri di Milano. Quali novità vuole portare?
«Vorrei che Tempo di Libri somigliasse ai lettori. E credo che ci riusciremo. E uso il noi perché è una fiera che prende forza dalla dimensione collettiva di pensiero, costruzione e discussione. Per adesso funziona come un gruppo di lettura, ci riuniamo, discutiamo delle cose che ciascuno di volta in volta propone o nella quale ci si imbatte, ne usciamo con spunti nuovi. Sembra tutto molto possibile. E allegro anche. Che non è poco».
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