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Modena, francobolli estensi: attenzione ai falsi quotati a peso d’oro

di Saverio Cioce
Modena, francobolli estensi: attenzione ai falsi quotati a peso d’oro

Già dalla fine dell’800 compaiono i primi esemplari fasulli Alcuni, come il Bollo Gazzetta, possono toccare i 18mila euro

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MODENA. I primi francobolli falsi? Arrivano, anche a Modena, con i primi collezionisti nella seconda metà dell’800, quando i vecchi quadratini di carta colorata cominciano ad avere un valore commerciale.

Tema ben noto tra gli appassionati sotto la Ghirlandina. Il Circolo Filatelico Tassoni, che raduna 150 esperti di tutto rispetto, si è occupato degli esemplari fasulli, che hanno cominciato a circolare venti, trent’anni dopo la cacciata dell’ultimo duca Francesco V.

Nel nostro territorio il primo francobollo stampato è del 1852, tre anni dopo la firma del trattato internazionale con l’impero d’Austria Ungheria con cui Modena aveva rapporti strettissimi.

Dunque chi è che falsificava e perché francobolli ormai non più in circolazione? Da una parte c’erano pochissimi falsari di professione, non più di due o tre, che si sono messi a riprodurre e a invecchiare le carte bollate per poi rivenderle ai collezionisti.

Dall’altra gli appassionati che si arrangiavano, per puro gusto di completare la serie: operazione non impossibile visto che i francobolli del Ducato Estense, all’alba della nuova invenzione che garantiva il pagamento in anticipo delle spese di spedizione, era quanto mai elementare. Il francobollo, su carta filigranata preparata dal fabbricante Amici e realizzati dallo stampatore Tommaso Rinaldi, era costituito dal simbolo di casa d’Este con il valore espresso in centesimi, da 5 in su, sino alla lira e la scritta Poste Estensi tra i rami d’alloro. Cambiava solo il colore di fondo e anche per i giornali c’erano bolli appositi, distinti dagli altri dalla sigla “B.G.” , cioè “Bollo Gazzette”.

Tutto qui. Ovvio che con l’abbondanza di incisori che c’era all’epoca se non si andava troppo per il sottile si trovava chi riproduceva il vecchio aquilotto ducale, ormai in disuso. Imperfezioni? E chi poteva notarle visto che si trattava di vecchi francobolli fuori corso, magari coperti da timbri d’epoca opportunamente falsificati? Così una busta affrancata con due francobolli se ne ritrovava magari un terzo, moltiplicando il suo valore commerciale o affettivo, per far vedere agli amici che si era trovata una vera rarità. E in caso di dubbi c’era anche la perizia di supporto: allo scopo, opportunamente adattata con la falsa firma dell’ignaro perito.

Gli studiosi di filatelia hanno trovato e dimostrato le une e le altre anche perché nelle aste di oggi continuano ad arrivare pezzi e prezzi rari su cui c’è chi avanza dubbi. Per fare un esempio il 5 centesimi delle Poste Estensi del 1853 è quotato se mai usato, 3 mila euro che calano a 185 se timbrato e sciupato. Il Bollo Gazzetta da 9 centesimi viaggia da 4 mila euro come minimo a 14 mila se applicato sopra un giornale.

Se invece non si hanno troppe pretese si possono trovare esemplari in vendita a un centinaio di euro, a testimonianza della preistoria della filatelia modenese.

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