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Sanità e corruzione: «Serve più controllo»

Sanità e corruzione: «Serve più controllo»

Al convegno Anaao l’analisi di Transparency International che analizza il “sistema mazzette” nel mondo

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La corruzione nella sanità è curabile? Ci sono antibiotici per guarire dalla mazzettopoli continua sulle forniture, o almeno farmaci in grado di abbassare la febbre da raccomandazioni tra clan famigliari e affari di famiglia, tra sponsorizzazione milionarie per ricerche e carriere universitarie?

Era questa la domanda attorno a cui ruotava il convegno promosso dall’Anaao di Modena, che da sola rappresenta la metà dei medici che lavorano nei nostri ospedali, e a cui hanno partecipato esperti di caratura nazionale. In prima fila i vertici dell’Ordine dei Medici, il Procuratore capo Lucia Musti, il sindaco Muzzarelli e il presidente della Regione Stefano Bonaccini affiancati dai vertici della sanità provinciale e regionale.

Nel suo intervento la Musti è stata chiara, rifiutando ogni commento sulle indagini in corso. Ma il senso complessivo del suo appello è stato chiaro, perchè è la mancanza di testimonianze dirette quella che lega le mani agli inquirenti, costretti a impantanarsi nella palude dei “si dice”. E di pentiti in questo settore, a differenza delle indagini sulla mafia, non se ne vedono.

La corruzione in campo sanitario dunque è una realtà consolidata o una percezione? Quanto è grave la malattia?

Che la risposta giusta sia la prima non ci sono dubbi, come hanno risposto a mezza voce gli interlocutori chiamati a parlare dal palco. Impossibile negare una degenerazione continua del settore: la prima regolamentazione organica è arrivata dalla legge Severino del 2012 e quest’anno c’è stata anche una giornata di mobilitazione nazionale.

«Che il settore sanitario sia uno di quelli più esposti al rischio di corruzione è noto - ha esemplificato Davide Del Monte, direttore di Transparency International, associazione no profit che studia il sistema delle mazzette in tutti i paesi del mondo - La spesa sanitaria in Italia è di 110 miliardi di euro l’anno, di cui circa 35 miliardi per il personale e 23 miliardi per gli appalti». Un rimedio possibile? Allentare il rapporto tra rapporto stretto tra politica e amministrazione ma rendendo di pubblica evidenza i criteri adottati per le singole spese. A sorpresa, Del Monte ha citato una delle risposte su un questionario diffuso tra i dirigenti amministrativi delle Ausl italiane: mentre nel Centro e nel Sud Italia le misure previste dalla Severino vengono salutate con favore e ritenute efficaci, al nord sono viste come un’ennesima seccatura burocratica. In totale è di 1 miliardo di euro il risparmio possibile nelle Ausl sulle voci di gestione di spese come pulizia, lavanderia e cancelleria.

«La corruzione finisce per non essere avvertita - ha sottolineato Francesco Macchia, presidente di Ispe Sanità - se non esercitiamo una vigilanza attiva ogni giorno».

«Come prevede la legge - spiega Massimo Annichiarico, direttore generale Ausl - la rotazione degli incarichi è ormai un fatto acquisito. Ma molto è ancora possibile fare nella prevenzione. A tutti i livelli». (s.c.)

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