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Vignola, agguato dell’acido: Stefano Tondi si riprende ma resta ricoverato

Vignola, agguato dell’acido: Stefano Tondi si riprende ma resta ricoverato

Rimane ricoverato al Policlinico Stefano Tondi, il direttore della Cardiologia di Baggiovara, aggredito la sera del 10 novembre sotto casa con soda caustica al volto. Il paziente è seguito dall’Oculis...

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Rimane ricoverato al Policlinico Stefano Tondi, il direttore della Cardiologia di Baggiovara, aggredito la sera del 10 novembre sotto casa con soda caustica al volto. Il paziente è seguito dall’Oculistica, diretta dal prof. Gian Maria Cavallini, e dalla Dermatologia diretta dal prof. Giovanni Pellacani. A 10 giorni dall’evento traumatico le condizioni cliniche di Tondi sono in ulteriore miglioramento, sia dal punto di vista dermatologico sia da quello oculistico. La cute palpebrale è rigenerata bene e la rima palpebrale presenta difetti di chiusura, mentre le vie lacrimali sono libere. L’erosione congiuntivale è migliorata e l’ischemia congiuntivale si sta riducendo con un ripristino del microcircolo. Da alcuni giorni è iniziato il processo di “riepitelizzazione corneale” che è accelerato dalle terapie in atto. Anche la capacità visiva sta migliorando. Nei prossimi giorni il paziente continuerà il trattamento per ridurre la fase infiammatoria e favorire i processi riparativi.

Tondi è tranquillo, non ha dolore e sta rispondendo bene alle terapie, spiegano al POliclinico. È però ancora prematuro fare una prognosi dal punto di vista visivo. Il paziente rimarrà ricoverato ancora per alcuni giorni.

In questa fase terapeutica, Tondi ha un assoluto bisogno di tranquillità. Per questo motivo i medici in accordo con la Direzione sanitaria, hanno deciso di non autorizzare altre visite.

Proseguono intanto sotto stretto riserbo e con il “silenzio stampa” le indagini dei carabinieri e del pm Enrico Stefani per ricostruire la dinamica dell’agguato ma soprattutto un identikit dell’aggressore che gli ha sparato la soda caustica con una pistola di plastica da spiaggia. Anche il movente è tuttora oscuro: resta in piedi la pista principale, quella della vendetta di un parente per un paziente a suo dire mal curato (ma finora non è emerso nulla) o un atto di gelosia o di vendetta per vicende minori, magari molto locali, conseguenti a uno screzio magari ingigantito a dismisura. Intanto i Ris di Parma dovranno analizzare la pistola ritrovata a un chilometro e mezzo in un cassonetto.

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