Appennino, due paesi fantasma per far brillare la bomba
Evacuati Roncoscaglia e Montecreto per portare l’ordigno nella discarica di Roncobotto (Zocca): qui è stata fatta esplodere
MONTECRETO. È stata fatta brillare alle 17.20 di ieri, nella cava vicino all’ex discarica di Roncobotto (Zocca) la bomba della seconda guerra mondiale ritrovata il 16 ottobre scorso da due fungaioli (i modenesi Volmer Franzoni e Gianfranco Cecconi, subito in contatto col responsabile del museo Carlo Beneventi) nei boschi attorno a Montecreto. L’epilogo di una giornata intensissima, che ha visto dalle 10 alle 13 l’evacuazione completa sia a Montecreto che a Roncoscaglia (Sestola), diventati paesi fantasma. Tutto liscio, grazie anche alla collaborazione: quasi tutti i circa 400 evacuati (130 a Roncoscaglia e 270 a Montecreto) sono andati via in modo autonomo trovando sistemazione da parenti e amici o approfittandone per concedersi una mattinata di spesa a Pavullo.
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Alla fine solo una decina di anziani di Montecreto sono stati portati al centro di accoglienza allestito al bocciodromo di Sestola, dove si è attivato anche il primo Coc (Centro operativo comunale) integrato. Via alle 9, con il summit in municipio a Montecreto che ha visto il viceprefetto Pier Luigi Piva fare il quadro della situazione con i sindaci e tutte le forze in campo: artificieri del 10° Reggimento genio guastatori di Cremona (coordinati dal capitano Antonio Asciolla), carabinieri (del nucleo radiomobile di Pavullo e della stazione di Sestola), polizia di Stato, polizia municipale (lo stesso comandante Ante), polizia stradale di Pavullo, polizia provinciale, vigili del fuoco di Fanano, corpo forestale, 118, Croce Rossa militare, volontari Avap di Montecreto e Sestola (5 tra ambulanze e mezzi), protezione civile provinciale (Consulta volontari) e tecnici Hera.
Schieramento imponente per garantire il perfetto funzionamento della macchina, partita subito dopo: mentre la municipale si accertava che nei paesi non fosse rimasto nessuno, i militari partivano lungo l’antica Via dei Monti per i boschi del Monte Cervarola, dove l’ordigno attendeva. Giunti sul posto, gli artificieri hanno tolto l’innesco (la spolettatura) con il collaudatissimo sistema della “chiave a razzo”: hanno installato nei due punti (di naso e di coda) dove erano le spolette due microcariche che con un effetto avvitamento le hanno fatte staccare dalla bomba, del peso complessivo di 227 chili (di cui 124 di tritolo).
Poi hanno dovuto attendere mezz’ora, il tempo di saturazione, per procedere al trasporto. Che non è stato affatto semplice in mezzo ai boschi: la bomba è stata avvolta in speciali cuscini e trascinata, ma la forte pendenza della zona ha complicato le cose portando a circa un’ora di ritardo sulla tabella di marcia. Alle 14.30 il ritorno in paese, dove davanti al municipio si è formato il corteo che, con la scorta di carabinieri e polizia stradale, è passato per Sestola e Fanano arrivando sulla fondovalle Panaro e quindi nel punto stabilito per lo scoppio a cinque metri di profondità: niente “fungo”, solo il sollevamento di un po’ di polvere.
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