«Enti locali, la legge Madia è una sciagura»
Muzzarelli attacca le norme che continuano a limitare i poteri: «Virtuosi ma spenderemo di più»
«Capolavoro». «Paradosso». «Tutoraggio burocratico».
Il sindaco e presidente della Provincia Muzzarelli è sarcastico per commentare le ripercussioni della legge Madia sulle società partecipate e sull'assetto degli enti locali.
Nel convegno di ieri alla casa museo Enzo Ferrari a cui era stato annunciato il sottosegretario alla PA Angelo Rughetti (che invece ha spedito a Modena i suoi tecnici), Muzzarelli ha fatto l’elenco del le critiche.
Un intervento che ha fatto scalpore, vuoi per la platea gremita di sindaci e amministratori Pd da tutta la regione, vuoi per la coincidenza dell’annunciato arrivo del premier Renzi di altri sindaci e amministratori dell'emilia-romagna e del Pd, ma soprattutto lo fa alla vigilia della nuova visita a Modena di Renzi. «Modena è una realtà virtuosa - è stato in buona sostanza il leit motiv di Renzi - La sua provincia, con un piano avviato nel 2015, ha già tagliato le società partecipate da 13 a sei: è rimasta l'Autobrennero. «I vincoli e i divieti che la legislazione ha imposto sono uguali per tutte società pubbliche - ha detto tra l’altro - ma a Modena abbiamo il problema di non poter assumere personale per nidi e scuole d'infanzia, che i cittadini ci chiedono di tenere aperti e efficienti: dobbiamo quindi inventarci l'inventabile».
Muzzarelli attacca la «cultura centralistica e burocratica» per cui «le leggi di bilancio che continuano a trattare le autonomie comunali come agenzie di spesa e non come capisaldi della democrazia. Si invade ogni spazio di autonomia degli amministratori locali».
I suoi esempi? Le partecipate devono adeguare gli statuti entro dicembre 2016, ma il decreto che regolerà la composizione degli organi, scegliendo ad esempio un amministratore unico o un cda, dovrà essere emanato entro marzo 2017 .
«Perchè non si sono coordinati i tempi? Basta aspettare l'approvazione dei bilanci, così invece tutto complica la vita di tutti» lamenta Muzzarelli.
«Nel 2012 gli enti locali sono stati obbligati - ha rincarato la dose - a nominare dipendenti nei cda delle nostre società. Oggi siamo obbligati a fare il contrario. Ho società dove il direttore generale, gratis, ingaggiava due liberi professionisti quando ne aveva bisogno; risultato, ora la devo chiudere perchè era troppo bravo. Ora ci metteremo un presidente, che avrà bisogno di una indennità, anche la più piccola, e spendiamo di più. Un capolavoro. Non basta. Io faccio gratis il presidente, oltre che della Provincia, del Teatro Pavarotti: mettendoci un altro, costerà di più. Eppure nello statuto si dice che il sindaco è il presidente; bene, dovremo cambiare anche quello. Ma per i teatri lirici, invece, non è così. I dipendenti? Li sto facendo ritirare tutti, da Democenter in giù. Li stiamo facendo dimettere, pigliamo esterni coi gettoni. Un capolavoro».
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