«Problema casa, canoni raddoppiati e 130 famiglie fuori»
Il cambio del limite Isee preoccupa: «Serve una proroga Chi ha il reddito più basso pagherà di più: inaccettabile»
Preoccupazione per le fasce più deboli degli inquilini, come i disabili, gli ultra 65enni e chi è in carico ai servizi sociali con redditi più bassi, perchè in molti casi «potrebbero vedere il proprio canone raddoppiarsi». Ma preoccupazione anche per l'abbassamento del limite Isee legato alla permanenza nella casa popolare, che in provincia «causerà l'uscita dall'alloggio di 130 nuclei».
È la Cgil a Modena a mettere in fila tutti i problemi, a livello locale, in vista dell'entrata in vigore -dall'1 gennaio, della nuova legge regionale sulle case popolari, e ben presenti ormai anche nei comuni di riferimento. Così, parte subito il pressing nei confronti della vicepresidente della regione Elisabetta Gualmini. rispetto al passato, il risultato che si profila con la legge è che «la metà degli inquilini col reddito reale più alto pagherà meno di quanto paga ora, mentre la metà con reddito reale più basso pagherà di più, in qualche caso molto di più, di quanto paga ora».
Segnala tutto la Cgil, per una mobilitazione che include anche le sigle confederali Cisl-Uil e quelle degli inquilini Sunia, Sicet e Uniat. L'appello alla Regione viene lanciato così: «A nostro parere - spiegano Tamara Calzolari della Cgil di Modena e Antonietta Mencarelli del Sunia- sarebbe necessario chiedere alla Regione uno slittamento dell'applicazione della normativa, e da gennaio 2017 poter calcolare i nuovi canoni con la sola applicazione della nuova Isee che già comporterà diverse variazioni. Nel frattempo, è imprescindibile mettere in campo i necessari correttivi al sistema di elaborazione dei canoni per evitare le iniquità che abbiamo descritto».
Insomma, «pur condividendo il tema del ricambio degli inquilini nelle case popolari- continuano le sindacaliste in una nota- riteniamo che questo passaggio non possa essere fatto con rigidità, ma si devono valutare le condizioni economiche e sociali dei singoli nuclei predisponendo una valida soluzione abitativa alternativa. Ci auguriamo, quindi, che i comuni modenesi adottino una logica di accompagnamento e di gradualità nell'applicazione della normativa regionale per evitare che si verifichino tensioni, avvalendosi a pieno delle possibilità di mitigazione e provvedendo alla sospensione della decadenza, previste dalla stessa legge regionale».
Alla luce del quadro, i sindacati hanno chiesto unitariamente di incontrare «urgentemente l'assessore regionale alle politiche di welfare Gualmini per evidenziare le problematicità emerse e chiedere un repentino cambiamento nell'applicazione della normativa, per evitare ulteriori disagi per gli inquilini e una intollerabile iniquità nel conteggio dei canoni».
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