“Città distretto”, tante parole pochi fatti
I ricercatori del Politecnico hanno presentato gli studi del volume. Grandi aree da riqualificare tra errori passati e futuro
Un pomeriggio intero dedicato dall'Ordine degli architetti al distretto ceramico o meglio alla ipotizzata “Città distretto”. Al Collegio San Carlo di Modena è stato presentato il volume “Riciclare distretti industriali. Insediamenti, infrastrutture e paesaggio a Sassuolo”, realizzato dai ricercatori del Politecnico di Milano in collaborazione con numerose altre facoltà. Volume ben noto sia per le oltre duecento pagine di proposte per una migliore vivibilità e identità del territorio, che per la stroncatura finale alle scelte compiute negli ultimi mesi dalle amministrazioni locali: bretella, Cisa Cerdisa, polo scolastico di Fiorano. Volume che fra l'altro è caso di studio nazionale e servirà anche per ripensare altri distretti simili.
I tre ricercatori autori del libro, Federico Zanfi, Cristiana Mattioli, Chiara Merlini, hanno ribadito i loro concetti, ma hanno teso una mano agli amministratori per proseguire un'idea di sviluppo futuro. E la tavola rotonda che è seguita alla presentazione, alla quale hanno partecipato anche il senatore Stefano Vaccari e Paolo Gandolfi della commissione trasporti alla Camera, ha cercato infatti di ricucire e di trovare una strada per il futuro di una Città distretto che fu abbozzata in campagna elettorale ma non è mai diventata realtà.
Nel lavoro dei ricercatori ci sono numerose proposte che sono state definite “leggere”, nel senso che non spostano molto in termini di opere e investimenti ma servirebbero a dare identità a un territorio “disordinato”. «Siamo di fronte a un costruito di bassa qualità - ha spiegato Chiara Merlini - che non produce urbanità. Edifici e quartieri sono “introversi”, chiusi verso l'interno e non comunicanti col territorio; anche le scelte sui centri commerciali e sui luoghi pubblici o verdi purtroppo seguono la stessa linea: conglomerati tradizionali, circondati da parcheggi, senza nessuna apertura verso l'esterno. Non c'è continuità fra collina e piana, non c'è un percorso comune in un territorio che da un lato può proporre la Ferrari e dall'altro le migliori ceramiche del mondo».
Le proposte del Politecnico sono in molti casi a basso impatto: oltre alle ormai note ipotesi del tram-treno al posto del vetusto Gigetto («Una soluzione innovativa adottata in molte aree perchè utilizza molto dell'esistente e quindi costa poco»), c'è la Pedemontana “vetrina”, che alle rotonde e sulle facciate a lato della strada dovrebbe identificare la Città distretto con opere e realizzazioni di qualità.
E poi ci sarebbe la natura: «L'ambiente nel distretto, soprattutto nella zona artigianale e industriale, non esiste, di fatto è il retro delle imprese, incolto e lasciato al suo destino. Con poco invece potrebbero nascere quelli che definiamo “fili di natura” a legare il distretto intero, partendo da alcune grandi zone ambientali, dalla riserva delle Salse a un possibile parco agricolo che di fatto già esiste: nella Città distretto c'è un'ampia zona coltivata, che andrebbe identificata e circoscritta».
Anche sulle scelte principali i ricercatori non si sono tirati indietro: «Alcuni buoi sono ormai scappati ma c'è ancora molto che si potrebbe fare per una migliore identità del territorio. Bretella e Cisa Cerdisa possono costituire un esempio su scelte future da pensare in modo diametralmente opposto. Ci sono tanti altri spazi industriali da riconvertire, si può partire da qui per pensare soluzioni differenti nel futuro. Anche per il polo scolastico fioranese, la nostra critica è soprattutto per la mancata occasione di impegnare una delle più grandi aziende del distretto in un lavoro di recupero di qualcuna delle tante altre aree produttive dismesse...». C'è però un punto basilare, citato da tutti, anche dai partecipanti alla tavola rotonda: la necessità di decisioni corali: «C'è ancora troppo campanile, le amministrazioni di territori vicini e simili non decidono in modo collettivo, sono ancora legate alla difesa di piccole fette di territorio e singole opere». Eppure in passato il distretto ha fatto forti scelte collettive, per esempio dicendo basta all'incremento delle emissioni inquinanti in atmosfera, scelta che ha dato il via alla depurazione e al risanamento. Può farlo ancora, sfruttando strumenti quali l'unione dei Comuni o la Città distretto.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
