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“Ricommerciamo” dovrà chiudere le saracinesche

“Ricommerciamo” dovrà chiudere le saracinesche

San Felice. La galleria sorta dopo il sisma non è accatastata. «Via entro il 2018» Proteste e rassicurazioni ma resta il dramma di rivitalizzare il centro storico

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SAN FELICE. “Ricommerciamo” è stata costruita su area verde, e non è accatastata. Trascorsa l’emergenza sisma, dovrà essere smantellata, sarebbe abusiva. Se ne dovranno andare anche le altre “casette” di legno allestite dai commercianti fuoriusciti dal centro. E dovrà accadere in un anno, a fine 2018.

Un annuncio vissuto come un fulmine sulle attività del centro storico che si sono delocalizzate ormai 5 anni fa, che hanno investito tanto per tentare di sopravvivere e che, in molti casi, stanno ancora attendendo una soluzione, viste le drammatiche condizioni in cui versa il centro storico.

Dove la burocrazia fa anche peggio, ritardando l’ultima, l’ennesima “firmetta” che possa far partire cantieri, beffardamente sollecitati dalla stessa pubblica amministrazione.

La prospettiva dello “smantellamento” di Ricommerciamo e dintorni, emersa all’indomani di un incontro con il Comune, ha innescato immediate reazioni e conseguenti aggiustamenti rassicurativi delle prime drastiche decisioni annunciate: «Ora è tutto chiarito, ci sono state altre riunioni, non c’è nulla di cui preoccuparsi», garantisce il titolare di Proposte, ex presidente del consorzio dei negozianti, ripartiti nella struttura costruita investendo fior di quattrini nelle adiacenze del cimitero, in quella che è diventata la “new town” di San Felice, con chiesa, municipio e “teatro”, oltre ai map.

A sentirli, i commercianti di Ricommerciamo restano divisi. Chi fiducioso nelle politiche istituzionali, chi più perplesso: «Questa novità l’abbiamo scoperta un po’ per caso - dettagliano alla cartolibreria Cervi - Avevamo infatti presentato la domanda per chiedere un rimborso parziale dei tanti investimenti privati che abbiamo sostenuto: tetto, marciapiedi,... Ma è cambiata la commissione regionale. E i nuovi commissari ci hanno detto di rifare la documentazione, le perizie. Così abbiamo eseguito, ma nell’incontro con il sindaco è emerso che c’è una scadenza, che qui la struttura non sarebbe accatastabile. Certo, se avessimo saputo prima che stavamo gettando tanti soldi nel nulla ci avremmo pensato due volte. D’altra parte molti di noi hanno dovuto rinunciare a pagare l’affitto dei negozi che avevano in centro, altri li hanno messi in vendita, altri non ci possono tornare perchè i cantieri non sono finiti, magari neanche iniziati ...».

Insomma, la situazione resta così incerta che la scadenza del 2018 si è di nuovo “rarefatta”, così come il destino della struttura di Ricommerciamo, che potrebbe diventare una sorta di “polo fieristico” o sede delle associazioni, anche se costruito su area destinata a verde in un quartiere già privo di ogni verde. Perchè il verde, a suo tempo, venne “monetizzato”.

Nelle riunioni, alcuni hanno chiesto conto dei vicini municipio e chiesa, ma per quelli sono state costruite condizioni, contratti e prospettive di più lunga durata. La sostanza è che, nonostante l’avvio incerto (si ricorderanno i ritardi con contaminazione all’amianto, tanto che Ricommerciamo è parte civile al processo Emilia), la struttura grazie all’impegno dei commercianti ha garantito loro una sopravvivenza. E per loro non sarà facile ripartire altrove, un’altra volta. Ma dall’altra parte c’è l’esigenza di rendere credibile un percorso di rinascita del centro storico, prima che sia - se non lo è già - troppo tardi. (ase)

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