Così Modena stregò i Leopardi
Studio svela i carteggi tra il padre del poeta e gli intellettuali dell’800 e alcuni visite alla nostra città
Era molto vivace l'ambiente culturale a Modena, nella prima metà dell'800, quando nasceva il giornale "La Voce della verità", voluto dal Duca Francesco IV e diretto da Marcantonio Parenti, con redattori di prim'ordine con cui Monaldo Leopardi stabiliva rapporti epistolari e una collaborazione giornalistica. E proprio sull'esempio del periodico modenese il padre di Giacomo fondò a Recanati il giornale "La Voce della ragione" che portò avanti con l'aiuto della figlia Paolina. Le relazioni e le lettere con gli intellettuali modenesi, in particolare con Bartolomeo Veratti, consentono di far piena luce sulla famiglia Leopardi, e di stabilire quanto sia stato singolare il legame con la vita culturale della città. A documentare tutto questo è la mostra, da domani, nell'atrio di Palazzo dei Musei, con presentazione alle 17 nella Sala dellOratorio.
Tra gli ospiti Vanni Leopardi rappresentante della famiglia. Ci sarà un seduta di studio, con intervento anche di Giovanni Gibertini promotore e organizzatore, con Gianni Braglia dell'Associazione Terra e Identità e la ricercatrice Diletta Biagini, di questo evento che si connota di convegni e incontri che si svolgeranno pure a Nonantola, Pavullo, Vignola. Un coinvolgimento a vasto raggio che ha portato alla pubblicazione del libro "Monaldo e Giacomo Leopardi nelle terre estensi". Tutto nasce dalla curiosità dell'avvocato Gibertini, il cui bisnonno Giuseppe Cavazzuti, docente di lettere, assessore all'istruzione al tempo del sindaco Corassori, aveva pubblicato nel 1938, per l'Accademia di Scienze, Lettere Arti, un libro su Monaldo e alcuni eclettici modenesi. La lettura del libro ha portato l'avvocato a scovare, pur tra dispersioni, il carteggio all'Archivio di Stato, all'Archivio Storico Comunale, tra collezionisti e nei documenti della sua famiglia. Ed ecco la mostra "Il magnanimo vecchio e il giovane favoloso", cui ha collaborato anche la Biblioteca Estense, mettendo a disposizione bacheche e materiale del fondo Parenti. La prima sezione si compone di 26 pannelli provenienti dal Museo di casa Leopardi di Recanati che porta alla luce la storia delle relazioni interne della famiglia del poeta; la seconda è costituita da 15 pannelli con parte del carteggio (in parte fotografato) tra Monaldo e gli intellettali modenesi. "La prima lettera - dice Gibertini - è intitolata "il natìo borgo selvaggio" che Monaldo chiama "il paese buono...".
Le lettere sono anche divertenti, spiritosissime. Monaldo emerge come una figura diversa, come nell'immaginario collettivo, dal padre burbero, rigido in contrasto con Giacomo e di ostacolo alla sua creatività. In una lettera esprime il grande dolore per la morte del figlio; in un'altra la preoccupazione per la sua salute". Forte era il legame affettivo tra i due. Di preciso si sa che l'altro figlio, Pierfrancesco, era stato a Modena per cercare una fidanzata. Si ipotizza, secondo gli studi su un sonetto da Andrea Pini, che lo stesso Giacomo possa essere stato nella nostra città. Dubbi anche su Monaldo. La rassegna esplora diversi aspetti della famiglia. Importante per suscitare l'interesse degli studenti che possono usufruire di un servizio guida.
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