«Costituzione e Titolo V? Solo danni e devastazioni»
Il politologo Angelo Panebianco a Palazzo Europa ha sostenuto le motivazioni del Sì al referendum: «Basta con il bicameralismo paritario, agnello a due teste»
«Il superamento del bicameralismo paritario e il superamento del Titolo V».
Sono questi i principali punti per cui sostenere il Sì della riforma costituzionale, secondo le parole espresse da Angelo Panebianco. «Il Titolo V della Costituzione è terribile - ha sottolineato il politologo - perché ha provocato danni e devastazioni nel nostro tessuto economico e nel nostro sistema istituzionale».
Ieri sera, nella sala Gorrieri di Palazzo Europa, il docente dell'Università di Bologna ha sostenuto le ragioni del Sì al referendum.
A sostenere quella stessa opinione c'erano anche i rappresentanti dei Comitati civici per il Sì. «Bisogna votare sul tema riguardante il referendum - ha ripreso l'opinionista del “Corriere della Sera” - e non sul Governo».
A intervistare Panebianco c'era il direttore della Gazzetta di Modena, Enrico Grazioli. L’introduzione è stata curata dall'avvocato Giovanni Zanasi, il moderatore era Andrea Leti Acciaro. Qual è la ragione per cui si può credere a un effettivo cambiamento con la riforma costituzionale? «La riforma tocca due aspetti, di cui uno piuttosto negativo - ha risposto il docente - che ci portiamo dietro dalla nascita della Costituzione ed è il bicameralismo paritario, paragonabile ad un agnello a due teste. Quella scelta era stata dettata dal clima che si viveva in Italia in quegli anni. Ed era il clima di un Paese che aveva paura di entrare nella Guerra Fredda. Così facendo, il bicameralismo ha prodotto un doppione: due Camere. Un effetto del bicameralismo è l'abuso dei decreti legge. Con la riforma una sola Camera darà la fiducia e l'altra svolgerà un ruolo di rappresentanza delle Regioni».
Parlare di Regioni rimanda al secondo punto della discussione. «Il Titolo V della Costituzione - ha rimarcato Panebianco - va mandato in soffitta perché l'Italia non è un Paese federale. Inoltre dobbiamo tenere presente che la riforma della Costituzione non avverrà in una notte. Gli eventuali cambiamenti saranno graduali».
È possibile parlare di “deriva autoritaria” con la riforma costituzionale?
«Mi fa ridere questa supposizione - ha risposto il politologo - perché siamo lontani da tutto questo. Inoltre, era lo stesso argomento del 1948».
Dovesse vincere il No al referendum, che cosa potrebbe accadere? «Una crisi di Governo - ha presagito Panebianco - perché il premier Matteo Renzi andrebbe dal presidente della Repubblica e si dimetterebbe». Soltanto 24 ore prima rispetto all'intervento di Panebianco, il presidente del Consiglio aveva fatto il "pienone" al Forum Monzani.
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