Gazzetta di Modena

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Don Faustino ricorda «Aborti confessati da donne e uomini»

Il penitenziere ufficiale della diocesi: «Una grande sintonia con Papa Francesco, è giusto delegare le assoluzioni»

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«Nell’intimo dei cuori il Signore si fa sentire per le sue vie».

Sorride don Faustino mentre riordina i libri nel suo studio. A 81 anni, sacerdote dal 1963 e penitenziere ufficiale della nostra diocesi dal 2000, da sedici anni è stato delegato ad assolvere i responsabili di aborto. Un peccato capitale, nella storia più recente della Chiesa, per cui solo il vescovo, o un suo delegato, poteva concedere l’assoluzione.

Una scelta che il sacerdote, per molti anni docente in seminario, ha svolto con discrezione e umanità, tanto che i tre vescovi che si sono succeduti alla guida delle parrocchie modenesi lo hanno sempre riconfermato al suo posto. E lui è rimasto al suo posto in Duomo tutte le mattine, anno dopo anno. Quando pochi giorni fa ha letto della decisione del Papa di rimettere la confessione dell’aborto anche ai parroci, non si è stupito.

«Sono in sintonia con il Santo Padre, assoluta - dice - L’estensione dei sacerdoti che possono confessare questo peccato non fa venir meno la violazione del patto con Dio. Ma i fedeli potranno trovare in un sacerdote più vicino una risposta di fede e magari consolazione nelle afflizioni. La misericordia è l’unico mezzo che abbiamo noi sacerdoti per stare vicino a chi soffre in un cammino di redenzione. Non deve stupire la scelta di Papa Francesco».

Don Faustino si ferma un attimo e chiarisce: «La sua intenzione si era già manifestata con l’apertura del Giubileo straordinario, quando ha scelto di delegare ai confessori delle chiese dove c’erano le porte sante la confessione dell’aborto. A Modena in Duomo, in quest’anno, ci sono quindi stati altri sacerdoti assieme a me che avevano questa facoltà. Porta Santa, misericordia, vicinanza con Gesù e redenzione: questi passaggi, così vicini nel Giubileo, sono stati ricompresi in questa scelta che ora viene ancora più consolidata nel tempo e nello spazio per tutte le parrocchie del mondo».

Per don Faustino, che in una lunga vita sacerdotale ha fatto a tempo a conoscere sette papi e altrettanti vescovi, l’apertura di Papa Francesco risponde alla scelta di una chiesa missionaria che va ad annunciare il vangelo alle periferie e ai più diseredati.

In tanti anni ha conosciuto molte persone che hanno bussato allo sportello del confessionale: «Nei primi tempi - dice - mi stupivo di quanti uomini venissero a confessarsi per essere stati causa di una situazione che aveva portato all’aborto le loro compagne. Il loro dolore spirituale era autentico, come quello di tante donne. Sempre. Di fronte a una dramma come questo venivano meno le differenze sociali o economiche; professioniste, docenti o avvocati erano alla pari con casalinghe e operaie. Oggi nella Chiesa è maturato un punto di vista diverso».

Chi lo sa quanto è diffusa questa sensibilità, quanto ampio è il consenso alle scelte del Papa. Ma don Faustino ne ha viste tante e la costante vicinanza con il compianto cardinale Martini, che ha conosciuto da vicino, lo ha sempre spinto a guardare uomini e donne non solo come peccatori, senza allontanare nessuno. Forse è per questo che alla sua età resta sempre in confessionale.

Saverio Cioce

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