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Meno soldi, ma più fondi per il welfare

di Davide Berti
Meno soldi, ma più fondi per il welfare

In tre anni previsti 55 milioni, erogazioni in leggero calo: attenzione alle nuove generazioni, qualche taglio all’università

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Meno soldi, nell’ordine di un milione e mezzo all’anno per i prossimi tre anni, ma più finanziamenti per l’area sociale - giudicata strategica - con un sacrificio per l’università che vedrà ridursi i contributi. Sono le linee guida del prossimo triennio della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, che ieri ha presentato il bilancio 2015 ma soprattutto il documento strategico di indirizzo.

Il presidente Paolo Cavicchioli, al suo primo evento di questo tipo al Baluardo della Cittadella, ha citato lui stesso la parola discontinuità, associandola alla parola d’ordine di questo mandato: nuove generazioni. È lì che la Fondazione concentrerà i suoi sforzi: «A partire dall’inizio - spiega lo stesso Cavicchioli - dagli asili nido all’educazione, dalla formazione alla creazione di percorsi virtuosi per arrivare a combattere un quadro della società che li penalizza da troppo tempo». I giovani, appunto: «Per le nuove generazioni servono modelli operativi e competitivi, oggi fattore imprescindibile per la crescita della nostra società, devono essere il nostro elemento caratterizzante in tutto ciò che faremo». Affiancato dal direttore generale della Fondazione Crmo, Luigi Benedetti, Cavicchioli ha snocciolato a suon di slide la mission che li attende: «Abbiamo fatto una stima prudenziale, perché il quadro economico in cui viviamo sapete quanto è instabile: 55 milioni in tre anni sono una cifra ragionata, certa. È vero che prevede un leggero calo, ma dobbiamo lavorare in un’ottica di filiera per mettere in rete tutto quanto già di buono facciamo con l’obiettivo di abbattere la dispersione scolastica e la disoccupazione in una visione di sistema che ci obbliga, nel ruolo che abbiamo, ad un senso di responsabilità enorme. Scegliere non è sempre facile, ma è strategico per il futuro che ci attende».

L'anno scorso l'ente di Palazzo Montecuccoli ha erogato oltre 23 milioni, rispetto ai 20 del documento programmatico previsionale, distribuiti in 385 progetti in ambito sociale, culturale e scientifico: il 36% per la sezione arte e beni culturali, il 17,3% per l’area famiglia, il 17% per la ricerca scientifica e tecnologica, il 13,1% per l’assistenza degli anziani, il 9,4% a crescita e formazione giovanile. I ricavi hanno sfiorato i 45 milioni, con un avanzo di esercizio vicino ai 36. Tuttavia, segnala Cavicchioli, «la crisi impone un cambio di paradigma e precise scelte di campo».

Sulle erogazioni generali, anche il 2016 sta procedendo sui 20 milioni mentre nel 2014 ci si era fermati a 19,6, senza però contare i quattro milioni accantonati quell'anno per il Sant’Agostino. Ed è anche su quest’ultimo fronte che cavicchioli interviene oggi al baluardo; il «fondo Sant’Agostino», dopo l'accantonamento di due milioni nel 2015, registra una dotazione ora di 34,51 milioni. «Sulla base dell'avanzamento dei lavori, la Fondazione verserà le somme da includere nelle delibere dell’esercizio», si legge nella carte esposte oggi, e il presidente lo conferma.

Come conferma che il ruolo di Unicredit non è indifferente rispetto alle scelte: «Siamo stati prudenti anche per questo: seguiamo con particolare attenzione l’andamento delle scelte della banca e ad oggi non abbiamo calcolato nessun dividendo». Ma arriveranno, come arriverà l’aumento di capitale. E chissà che non aumentino le erogazioni. Modena, ormai, può contare “solo” su questo.

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