Un documento strategico che segna la discontinuità
Sfogliando il documento strategico di indirizzo che porterà la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena fino al 2020, emerge l’anima di un ente che fino ad oggi è sempre stato visto come una sorta di...
Sfogliando il documento strategico di indirizzo che porterà la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena fino al 2020, emerge l’anima di un ente che fino ad oggi è sempre stato visto come una sorta di bancomat per gli attori della città. Vero è che senza la Fondazione Modena sarebbe molto più povera, potrebbe permettersi molto meno, non potrebbe nemmeno sognare.
Alle oltre duecento persone che ieri pomeriggio hanno affollato il Baluardo, la Fondazione ha spiegato anche quelli che saranno i criteri generali dell’attività erogativa.
La Fondazione intende operare secondo principi di «sussidiarietà responsabile» e partecipare al dibattito con la società civile e con le istituzioni per favorire «riflessioni e azioni comuni». Il documento strategico di indirizzo individua alcuni obiettivi fondamentali. Alcuni settoriali come l’arte, l’attività e i beni culturali, il welfare, la formazione, la ricerca applicata e il trasferimento tecnologico. Altri trasversali, come i giovani e il polo culturale Sant’Agostino.
«Investire sulle nuove generazioni vuol dire favorire la loro capacità di essere protagoniste attraverso la ricerca, l’educazione, la cultura e la creatività. Nel progetto del Polo Sant’Agostino, allargato al Palazzo dei Musei e all’ex Ospedale Estense, c’è una visione che coniuga eredità culturale, modernità, accanto all’obiettivo di generare un luogo di relazione e integrazione tra i soggetti culturali della città. Il documento è frutto di una intensa attività di ascolto di chi “vive il lavoro sociale, culturale, educativo e di ricerca della quotidianità”. Ci doteremo di un modello di gestione che individuerà le priorità, definirà gli obiettivi e i risultati attesi, costruendo un sistema di controllo e di verifica degli interventi».
Di grande interesse il focus sul welfare, che nei titoli individua già quello che sarà il percorso. Si parte dalle famiglie e dalla genitorialità, per favorire azioni educative anche di auto-mutuo aiuto. La casa e le nuove forme sociali dell’abitare sono al centro delle premesse di un’area di finanziamento sempre più sollecitata dal perdurare di una crisi ormai strutturale, che ha coinvolto anche il primo bene di ogni persona: «La Fondazione contribuisce a promuovere il diritto alla casa in particolare alle fasce più deboli e fragili della popolazione del territorio.
Obiettivi di settore sono anche l’inclusione sociale, il contrasto alla povertà e alla vulnerabilità sociale, l’accoglienza, l’attenzione ai migranti, alla non autosufficienza, alla promozione del benessere psicofisico e relazionale-aggregativo.
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