L’assassino Grumeza si pente: «Chiedo scusa per l’omicidio»
CASTELFRANCO. Dovrà aspettare il 15 dicembre Florin Constantin Grumeza, il 23enne reo confesso dell’omicidio dell’84enne Cloe Govoni, a Renazzo di Cento. Ieri, insieme al compare Leonard Veissel, è...
CASTELFRANCO. Dovrà aspettare il 15 dicembre Florin Constantin Grumeza, il 23enne reo confesso dell’omicidio dell’84enne Cloe Govoni, a Renazzo di Cento. Ieri, insieme al compare Leonard Veissel, è stato di nuovo in udienza. La procura di Ferrara ha chiesto l’ergastolo, ma l’avvocato di Grumeza ha tentato un ultimo disperato tentativo. Milena Catozzi (quinto avvocato difensore, cambiato in poco meno di un anno tra inchieste e processi), ha infatti tentato di convincere il giudice. Il 6 novembre 2015 ammazzarono l’anziana, ferendo e aggredendo Maria Humeniuc, 54 anni, la donna che accudiva l’anziana, compagna del figlio della signora Govoni.
Milena Catozzi ha il difficile compito di gestire la posizione di Grumeza che pur avendo confessato tutto fin dall’inizio, in seguito allo slalom di dichiarazioni, confessioni e ritrattazioni (da qui i cambi di legali) non ha brillato certo in credibilità. Tutto si svolge in camera di consiglio e dunque è possibile solo fare una sintesi delle loro arringhe. Ma su un fatto l’avvocato Catozzi è perentoria: «Il mio assistito ha confessato e oggi ha chiesto scusa e perdono, a Dio e alle vittime: per quello che ha fatto, però, ritiene di avere la coscienza a posto perché non ha ucciso questa persona. Riteniamo che sicuramente dovrà accettare una pena adeguata a ciò che è accaduto, ma non l’ergastolo».
L’avvocato ha infatti chiesto al giudice di ridurre l’omicidio in preterintenzionale, in quanto Grumeza entrò nella casa di Renazzo per rubare, non per uccidere: entrò nella casa senza armi, e in quanto al tentato omicidio della nuora, il legale ha proposto come tesi difensiva il reato di lesioni gravi, perché ribadisce non vi era nessuna volontà di uccidere o tentare di farlo. Una tesi difensiva che il gup dovrà valutare fino in fondo per poi emettere la sentenza. Grumeza, al momento dell’arresto, viveva in casa con la famiglia, rimasta sempre ai margini della drammatica vicenda di sangue che si consumò in quella abitazione nel Ferrarese.
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