La baby sitter amica abusava e picchiava i bimbi: condannata
Cinque anni e sei mesi di carcere per una “tata” 52enne considerata dalla madre più sicura di un asilo pubblico
Non si fidava troppo degli asili, anche privati, dopo tutte le notizie che arrivavano sui maltrattamenti. Per questo ha chiamato un’amica a fare da baby sitter fissa. Ma l’amica ha abusato dei due bambini e li ha anche picchiati
È stata condannata a cinque anni e sei mesi per i reati di abusi sessuali su minori e maltrattamenti continuati. Di quei due bambini era la baby sitter. E per i genitori era anche un’amica di famiglia. Una vicina che passava spesso a prendere un caffé dopo pranzo. La sentenza è arrivata alla fine di un processo a porte chiuse condotto dal Primo Collegio del tribunale. Un caso delicato che però, al termine, ha lasciato poco adito ai dubbi per i giudici: la pena è superiore alla richiesta del pm Claudia Ferretti che aveva proposto 4 anni di carcere.
La vicenda è avvenuta nel 2009 nella zona Pedemontana, tra maggio e luglio. In quei tre mesi i genitori dei due bambini - all’epoca lui di un anno e mezzo e lei di cinque - avevano avuto cambiamenti nei turni di lavoro e quindi erano rimasti scoperti a casa. Hanno proposto alla amica R.B., 52 anni, di accudire a pagamento i due bambini per quei tre mesi.
I bambini non si lamentavano ma parevano strani nei loro atteggiamenti. Finché il piccolo ha iniziato a sbattere la testa contro il muro di notte e la sorella grande ha dato segni di cupezza. Portata dal pediatra, la bambina - che avrebbe dovuto affrontare le elementari poche settimane dopo - ha confidato che veniva picchiata dalla baby sitter. Prendeva dei pugni leggeri in faccia e le ecchimosi venivano coperte di burro, secondo una triste antica tradizione popolare. Infatti la madre ha trovato in frigo il burro strappato e pizzicato, cosa che non era mai avvenuta. A quel punto la bambina e il fratellino si sono aperti e hanno aiutato a capire che erano avvenuti casi di percosse e anche di palpeggiamenti sessuale da parte della loro “tata”. Non solo: il bimbo piccolo veniva lasciato per ore sul passeggino, legato senza che potesse scendere, fino a farlo scoppiare in pianti e urla. Alle proteste della bambina, la donna puntava una forchetta verso la faccia minacciandola: se avesse parlato con la madre gliel’avrebbe fatta pagare.
Insomma, non mancavano casi di abusi sempre più sconcertanti. Il sostituto procuratore Claudia Ferretti, a capo del pool sugli abusi in famiglia, ha ricostruito personalmente con meticolosità la vicenda, ascoltando più testimoni possibili e ha fatto rinviare a giudizio la donna. Il tribunale, ascoltati i testimoni, ha deciso di affrontare severamente la questione con una condanna a cinque anni e sei mesi.
Carlo Gregori
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