Uccise il fratello crudele: portata in carcere
Giordana Guidi sparò 2 caricatori contro il congiunto che la maltrattava: deve scontare ancora 7 anni
È stata condotta in carcere per scontare la sua pena definitiva, passata in giudicato. Giordana Guidi, 48 anni, è stata prelevata dagli agenti della Squadra Mobile della polizia di stato nella sua casa di via Ponte di Ferro a San Matteo dove era agli arresti i domiciliari. Si trova già nel reparto femminile di Sant’Anna e l’aspettano quasi sette anni in cella: per l’esattezza 6 anni 11 mesi e 4 giorni. È il “residuo” della pena complessiva confermata in Cassazione quasi un anno fa. È stata condannata in via definitiva a 9 anni e 4 mesi di carcere, quando in primo grado la pena era di 10 anni 8 mesi.
L’accusa era omicidio volontario. Il caso, notissimo a Modena, aveva colpito soprattutto le donne: era quello di perseguitata e pare molestata dal fratello-padrone di famiglia, Gabriele. La pena appare bassa solo perché il processo venne condotto con rito abbreviato e quindi le fu scontato un terzo della pena e le furono concesse delle attenuanti per la gravità della vicenda che aveva portato all’omicidio.
L’omicidio di Gabriele Guidi, avvenuto nel dicembre 2012 nella casa di famiglia a San Matteo, è stato un caso che ha diviso l’opinione pubblica proprio per la natura stessa di questo gesto criminale così particolare.
La Guidi ha sempre sostenuto di aver sparato trenta colpi di pistola consecutivi - solo il tempo di cambiare il caricatore - con la sua pistola perché il fratello le aveva reso la vita un inferno con la sua crudeltà.
I rapporti violenti e torbidi che Gabriele, allora 36enne, aveva instaurato con la sorella sono emersi solo dopo quella raffica di colpi sparati , anche all’inguine, dalla sua pistola, una Glock calibro 9 che Giordana deteneva regolarmente e usava durante esercitazioni di tito al poligono.
Quando finì di fare fuoco sul fratello al termine dell’ennesima lite - si trovavano in cucina divisi da un tavolo - chiamò la polizia. E il giorno dopo confesso tutto la magistrato. Anzi, si può dire che si aprì, vista l’angoscia che portava in sé per tutta questa vicenda e per questo finale omicida in parte liberatorio e in parte straziante.
Raccontò al magistrato che era stata per anni vittima di sorpusi, come e più dei suoi fratelli, tutti membri di una famiglia modenese per bene e stimata; famiglia che aveva in sé questo giovane crudele. Raccontò anche di aver subito molestie sessuali. E persino che dopo una lite la sera prima il fratello l’aveva chiusa fuori di casa costringendola a dormire all’aperto. Giordana sapeva usare la pistola e probabilmente era il suo modo per sentirsi protetta, ma alla fine l’ha usata. Da quel giorno è rimasta nella sua casa di famiglia ai domiciliari, assistita dall’avvocato Giampaolo Ronsisvalle.
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