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Case popolari, regole congelate

Case popolari, regole congelate

La Regione sospende l’applicazione delle norme sul canone in vigore da gennaio, in attesa di verifiche

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È stata sospesa l'applicazione del nuovo Regolamento per il calcolo del nuovo canone degli alloggi popolari, previsto dall'1 gennaio 2017 in base alla delibera della giunta Bonaccini del 24 giugno scorso. Lo segnala la Cgil, che rivendica in questo senso «le forti sollecitazioni dei sindacati confederali e degli inquilini di Modena», in queste settimane, affinchè la Regione rivedesse il proprio impianto.

Come riferito nei giorni scorsi, dopo la pubblicazione del nuovo regolamento si erano subito diffusi timori e preoccupazioni da parte di chi avrebbe visto ridurre le possibilità di accedere a canoni facilitati e case popolari, nonostante redditi bassi.

L'allarme era arrivato la settimana scorsa, anche se i Comuni già da tempo hanno il dossier sul tavolo; con le nuove norme, hanno spiegato i sindacati, la metà degli inquilini col reddito reale più alto pagherà meno di quanto paga ora, mentre la metà con reddito reale più basso pagherà di più o molto di più di quanto paga ora.

Ebbene, gli appelli sembrano aver sortito il loro effetto.

Dopo l'incontro unitario tra Cgil, Cisl, Uil, Sunia sicet, uniat, da un lato, e la vicepresidente della Regione Elisabetta Gualmini dall'altro, si è concordato quindi di sospendere per sei mesi il nuovo metodo di calcolo e di applicare dal primo gennaio 2017 solo la nuova Isee. Durante i sei mesi di sospensione, si valuterà l'impatto sui canoni dell'applicazione della nuova Isee (proprio l'abbassamento del limite Isee per la permanenza nella casa popolare era un altro tema sollevato dalle parti sociali, calcolando che nella sola provincia di Modena ciò avrebbe provocato l'uscita dagli alloggi Erp di 130 famiglie).

Nel frattempo, la regione convocherà tavoli tecnici tra i comuni, Acer e i sindacati: l'obiettivo è «trovare i correttivi all'impianto normativo e costruire un sistema di canoni più equo, lasciando più margini di flessibilità ai territori per adeguare le normative alle caratteristiche degli affitti locali» conclude la Cgil.

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