Quirico: ipocrisie e affari sporchi
Il giornalista della Stampa attacca classe politica e «populismo di convenienza»
Fa più male il falso amico del vero nemico. Una massima che per Domenico Quirico si può adattare bene alle reazioni dell’Italia verso i migranti. Il giornalista de La Stampa ha conosciuto diverse storie prima di raccontarle, vivendole sulla propria pelle. Tutto è partito cinque anni fa in un viaggio dalla Tunisia all’Italia «nelle stesse condizioni».
Lo ha raccontato ieri sera al Tempio tra la demolizione di uno stereotipo e l’accusa senza peli sulla lingua. Non ha citato direttamente i nomi dei politici, ma i riferimenti erano chiarissimi. «Il percorso dei migranti è un viaggio perfetto senza ritorno - ha assicurato il cronista - con buona pace del ministro pelato: come si chiama?». «Alfano», ha risposto qualcuno dal pubblico.
«Il rimpatrio non è possibile - ha ripreso l’intervenuto - è una bugia colossale, raccontata in un modo indegno. Dove li riportiamo: su una spiaggia della Libia? In villaggi che sono spariti?». Subito dopo sarebbe arrivato un passo indietro che rappresenta un’ulteriore invettiva. «In realtà il governo italiano ha firmato un accordo di polizia con quello sudanese - ha ripreso l’ospite - tra i più feroci sul pianeta. Si tratta del rimpatrio reciproco dei connazionali. Così hanno indietro richiedenti asilo in un Paese in cui c’è un regime. Se li riporti in Siria, materialmente dove vanno? Ad Aleppo? Trovano una specie di orizzonte di rovine». Duri i toni anche sulla politica internazionale. Due esempi sono calzanti. Ieri il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha minacciato di aprire le frontiere ai migranti se l’Europa non accoglierà le sue richieste. In ballo, da tempo, l’ingresso del Paese euroasiatico nell’Unione. «L’accordo con la Turchia - ha commentato Quirico - è la prova che l’Europa dovrebbe essere spazzata via».
L’altro caso riguarda la Siria. «Se ne dovevano occupare già dal 2011», ha ammonito il reporter. Tuttavia, non serve andare lontano per beccarsi le sue saettate. Perché in Italia non si dice che gli immigrati rendono più di quanto ricevono (dati Inps alla mano), ma spesso anzi si afferma il contrario? «Perché c’è un sacco di gente che si fa i milioni con i migranti», ha risposto Quirico. Si può parlare di “populismo a convenienza”? «Più evidente di così», la replica. Anzi, è stato ancora più esplicito. «Pensate a chi ha trasformato un albergo a ore in un centro di accoglienza - ha aggiunto Quirico - pagato dall’Unione Europea. Poi magari gli stessi cianciano che ci rubano il lavoro. È un’ipocrisia per coprire gli sporchi affari dei veri amici dei migranti, chi li barattano per quattro punti del Prodotto interno lordo: è uno sfruttamento politico. Almeno i banditi sono onesti: sono canaglie esplicite. Sono gli altri che sono lerci». (g.f.)
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