«Addio Lìder Maximo, ti faremo onore»
La comunità cubana modenese ha già inviato le condoglianze in Patria: «Ci ha trasmesso i valori di rispetto e uguaglianza»
Non si parli di comunità in lutto perché la gioia tipicamente cubana non può essere offuscata da un momento comunque di grande commozione. La morte di Fidel Castro ha scosso i cubani-modenesi, un gruppo di circa 500 persone che ne fanno il più importante centro di aggregazione regionale. L’Habana Café di via Biondo resta il centro nevralgico del cuore caraibico e lì lavora Omar Suarez, presidente dell’associazione geminiana. Ma a Modena vive e lavora anche Liubertsi Bueno, presidente del comitato regionale cubano. È lui, in qualità di rappresentante, a raccontare i sentimenti di queste ore, che inevitabilmente segnano un passaggio storico innegabile.
«La prima cosa che ho fatto stamattina - spiega Bueno - è stato inviare le nostre condoglianze sia al Consolato cubano in Italia sia direttamente a L’Avana. Non è un giorno qualunque, il nostro Lìder Maximo se n’è andato, ma ci ha lasciato in eredità dei principi che ormai sono parte di noi, dell’intera collettività cubana. Ci ha insegnato valori importanti, che talvolta vorremmo vedere applicati anche nella nostra nuova casa, in Italia, a Modena. Il rispetto, l’uguaglianza, l’accoglienza: sono principi che abbiamo imparato grazie a lui. Certo, aveva 90 anni, prima o poi sarebbe dovuto andarsene, sapevamo tutti che era molto malato e quel giorno è arrivato. Ma non siamo preoccupati, i nostri valori ormai li conosciamo. Prenderemo coscienza che Fidel Castro non c’è più, ma il Paese dimostrerà ciò che ha imparato in tutti questi anni».
Liubertsi Bueno si ferma un attimo a pensare, alla Cuba prima e dopo la rivoluzione guidata da Fidel Castro e Che Guevara. A quella che per milioni di persone è stata una favola da imitare. «Fidel arrivò in una Cuba dove c’era il 40% di analfabetismo - ricorda - Serviva una rivoluzione che ha avuto il consenso e il sostegno della popolazione. In questi decenni il mondo è cambiato, è caduto il muro di Berlino, è arrivata la globalizzazione, ma gli ideali progressisti cubani non sono cambiati: educazione e sanità restano gratuiti per tutti, c’è un principio di uguaglianza che non cambierà mai perché è ormai un nostro valore inattaccabile».
Ma se l’animo cubano non cambierà, la svolta economica è già iniziata. Lo conferma Clarenzio Ascari della Ron Varadero, società che importa il rum dall’isola. «I valori del Socialismo rimarranno immutati nella popolazione - spiega mentre si chiacchiera anche di Vando Martinelli, ex funzionario del Pci e tra i principali creatori del boom turistico - anche se si stanno formando classi di artigiani, aprono bar e ristoranti privati e nascono cooperative create da persone dello Stato. Non sarà capitalismo come lo intendiamo noi, ma direi più in stile cinese con il governo che guida l’apertura al mondo. La mia esperienza mi dice che sono i cubani a non voler cambiare il loro modo di essere e di pensare, li spaventano più i dissidenti, quelli che hanno festeggiato a Miami, piuttosto che il futuro e il mondo sociale creato da Fidel».
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