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«Cinque centimetri più in là e sarei stato centrato in pieno»

«Cinque centimetri più in là e sarei stato centrato in pieno»

«Cinque centimetri più a sinistra e ora non sarei qui. Per un pasticcino alla pasticceria Dondi... Una Range Rover col cambio automatico è entrata sfondando il locale e continuava ad avanzare. Ero...

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«Cinque centimetri più a sinistra e ora non sarei qui. Per un pasticcino alla pasticceria Dondi... Una Range Rover col cambio automatico è entrata sfondando il locale e continuava ad avanzare. Ero schiacciato fra la ruota ed il fianco del banco. La ragazza al mio fianco era sotto la jeep ed il banco e la vedevo senza poter far nulla... un film ad occhi aperti. Lei forse si è rotta il ginocchio... e non c'era altra uscita se non quella chiusa dalla jeep. Ero fra la ruota ed il cofano ed il banco, ripeto se fossi stato cinque centimetri più in là non ci sarei più». Così Gabriele A. sulla sua pagina Facebook, mentre aspettava la visita al Policlinico.

È tra quelli che se la sono cavata senza gravi conseguenze, così come tre studentesse.

Valentina Camurri: «Eravamo dentro stavamo facendo colazione quando quella macchina è entrata e ha sfondato tutto. C’erano persone che stavano ordinando delle paste e quindi ovviamente sono rimaste incastrate tra il bancone e l’auto. Quello che guidava, non so, forse cercava di spegnere quel Suv ma invece andava in avanti e le ha così schiacciate un'altra volta».

Roberta Pasquesi: «Panico e terrore, io ho cercato di calmare la gente dentro perché erano tutti in stato di choc, la titolare poveretta era anche lei distrutta... tavoli ovunque, non riuscivamo a muoverci, l’uscita bloccata perché la macchina era incastrata, era grossa quanto l’ingresso. I vigili del fuoco sono arrivati subito, la titolare ha lei stessa chiamato vigili e 118: sono stati degli angeli perché portavano fuori i feriti passando da sopra, dal tettuccio della macchina perché noi non potevamo uscire, ed eravamo nel panico perché non sapevamo cosa ci stesse succedendo. Una rapina? Chissà. Quanto al guidatore non si capisce, era sotto choc, forse aveva provato a frenare, chissà cosa voleva fare».

Le ragazze proseguono: «Abbiamo l’esame tra poco, meglio non rischiare di ammalarci prendendo freddo facendo la colazione fuori e quindi l’idea iniziale è stata cambiata. Così siamo entrate e per fortuna eravamo vicine all’altra vetrata del locale, quella, entrando, tutta sulla sinistra, quelle dove c’è scritto sul vetro Auguri».

«E comunque anche in quella posizione - dice Francesca Baraghini - i vetri erano dappertutto, i tavolini per aria, anche quelli che avevano sopra le torte, gente che urlava. Abbiamo pensato ad una bomba, ad una rapina. Io sentivo urlare, davo le spalle alla vetrina e non ho visto subito l’auto quindi sono stati istanti davvero terribili»

Serafino Valisi, padre della titolare: «Sono caduti tutti i cabaret della vetrina, mi son girato e ho visto il Suv nel negozio. Quello che guidava andava avanti e indietro, era entrato nel panico assoluto».

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