Parliamoci, Se il vescovo dice dobbiamo
Dobbiamo fare di più. Non “possiamo”, ma “dobbiamo”. Semplici, e come tutte le parole semplici insieme difficilissime da cogliere e mettere in pratica, le parole del vescovo Erio
MODENA. Dobbiamo fare di più. Non “possiamo”, ma “dobbiamo”. Semplici, e come tutte le parole semplici insieme difficilissime da cogliere e mettere in pratica, le parole del vescovo Erio ad aprire la tre giorni modenese dedicata alle migrazioni. A vedere lo striscione che ieri qualche benpensante in trasferta ha esposto a Giurisprudenza (“Festival della migrazione, speculare sull’invasione”), c’è molto da fare. Con il pragmatismo del sindaco che andrà a Roma a chieder certezze e soldi per far fronte a una realtà non più considerabile emergenza; con il filo paziente di cucitura tra istituzioni e comunità nelle mani di un prefetto sensibile, capace di ascolto e comprensione del territorio; con la disponibilità di tutti quelli che possono farsi protagonisti attivi dell’integrazione più che dell’accoglienza in sé, come gli imprenditori citati dallo stesso sindaco al Festival, pronti a dare un lavoro a chi sarà in condizione di svolgerlo. Ma anche e soprattutto con uno sforzo continuo di contaminazione culturale, di cui il Festival è stato un seme prezioso: perché Modena diventi un esempio di consapevolezza e non si lasci contagiare dalla superficialità istintiva dei pensieri e delle azioni, o peggio, delle reazioni. La lettura dei numeri e delle storie che sono trama e ordito del dramma dei profughi spiegano a chi vuol capire che un’invasione è un’altra cosa e che la ricchezza prodotta da chi viene da lontano è comunque superiore a quella restituita. E che il concetto di risorsa presente e futura trova qui un’esplicazione inconfutabile, posto che basterebbe quello di persona a indirizzare parole e comportamenti. Ma se pure il vescovo ammette con sincerità che anche tra i suoi parroci non sempre le braccia sono concretamente aperte all’invito dello stesso papa Francesco, sì, il cammino è ancora faticoso anche per Modena. E in più, lungo la strada, si continuerà ad incontrare chi davvero specula sul tema migranti e lo fa per un interesse di cassetta elettorale, vellicando i timori ancestrali di chi si sente irrazionalmente minacciato nelle proprie residue sicurezze di benessere. Ma prima o poi sarà meglio capire chi davvero fa paura, chi la crea affinché noi si debba averla: a vantaggio finale suo, non certo della comunità.
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