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I ladri presi a Sassuolo: facevano vita da signori in camere di lusso

I ladri presi a Sassuolo: facevano vita da signori in camere di lusso

La banda alloggiava al “Leon d’Oro” da agosto: «Clienti modello, mai visti insieme, uscivano in bici»

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SASSUOLO. La banda di ladri aveva il suo quartier generale, rigorosamente in incognito, in tre stanze del residence Leon d’Oro, in via circonvallazione a Sassuolo, affittate a circa 750 euro al mese ciascuna. Una sede insolita per un gruppo di ladri d’appartamento. Quattro dei 6 albanesi arrestati, invece, già da qualche tempo abitavano in alcune stanze del residence annesso all’omonimo hotel 4 stelle: una struttura moderna e dotata di ogni comfort, tradizionalmente punto di appoggio per imprenditori e agenti del settore ceramico, nonché per medici e famiglie di pazienti ricoverati nell’ospedale cittadino.

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I 4 albanesi hanno saputo abilmente dissimulare la loro attività clandestina e anzi si sono comportati da clienti modello. Parlando con i responsabili della struttura, che mai avevano avuto sospetti, emerge come il gruppo si fosse sempre comportato correttamente: nessuna lamentela per il rumore (verrebbe da dire a causa delle frequenti assenze), conti saldati con puntualità e appartamenti tenuti in ordine, senza arrecare danni gli arredi, a differenza di quanto a volte fatto da clienti “normali”.

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Il personale del residence hotel, che ha collaborato e sta tuttora collaborando alle indagini non aveva avuto sospetti sui 4 che si erano presentati nella struttura in tre momenti diversi, affittando tre appartamenti, e dando tutta l’impressione di non conoscersi. I membri della banda non si sono mai fatti vedere insieme e non circolavano con auto lussuose, uno di loro addirittura usciva spesso in bicicletta. I ladri non frequentavano né il ristorante né la hall dell’albergo, in quanto l’accesso al residence è separato e disponevano, come ogni cliente, della loro chiave. Tutto nella norma, verrebbe da dire, fino al blitz dei carabinieri, che hanno bloccato gli accessi e fatto irruzione nelle stanze.

Andrea Gilioli

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