Policlinico, pronti cinque cantieri «Abbatteremo edifici non sicuri»
Entro dicembre partiranno 25 milioni di euro di lavori per riqualificare i luoghi strategici dell’ospedale Il direttore Ivan Trenti: «Il consolidamento sismico renderà questa struttura ancora più attrezzata»
Cinque cantieri pronti a partire entro un mese, 25 milioni di euro di investimenti, muri da abbattere e nuovi comparti da ricostruire. È il nuovo Policlinico che crescerà e nei prossimi due anni dovrebbe finalmente portare ad una svolta, speriamo definitiva.È uno dei punti che il direttore generale del Policlinico, Ivan Trenti, ora anche a capo dell’unificazione con Baggiovara, tocca in un bilancio a 360 gradi di un anno che ha portato a diverse scelte strategiche. Non nega i problemi, economici per tutta la sanità, e strutturali, su una serie di edifici che piano piano saranno abbandonati e smantellati.
Direttore Trenti, partiamo dai lavori che attendono il Policlinico. È il caso di dire finalmente?
«Entro l’anno avremo cinque aree di cantiere per un totale di 25mila metri quadrati di Policlinico che saranno riqualificati».
Ci saranno nuovi spostamenti di reparti?
«No, nessuno. Sapevamo che alcuni edifici andavano svuotati, lo abbiamo fatto contemporaneamente all’unione con Baggiovara. I disagi saranno limitati al cantiere: chi frequenterà il Policlinico tutti i giorni vedrà mezzi e sentirà rumore, ma faremo tutto limitando al minimo i problemi a pazienti e medici».
Stiamo sulla sicurezza e su quella famosa soglia del consolidamento sismico: avremo un Policlinico sicuro in tutto e per tutto?
«La soglia di sicurezza, già ovviamente a regime, sarà ulteriormente aumentata dove verranno eseguiti gli investimenti. Il Policlinico è sicuro e lo diventerà ancora di più. Discorso diverso, invece, per i comparti già dismessi dall’attività assistenziali e dove non sono ancora previsti investimenti: lì saranno fatte altre valutazioni».
Tipo? Saranno abbattute?
«Abbattute o completamente abbandonate. Lo decideremo nei prossimi mesi».
Gli interventi, oggetto di un unico appalto integrato, riguarderanno i corpi G (piani: 2,3,4,5 ), E (piani: 1, 2, 3, 5), C (seminterrato, parte del piano rialzato, piani 1 e 5), D (seminterrato, piano rialzato, piani, 1,3,4,5), H (piani 1,3,5): saranno tutti riqualificati e resi più sicuri: «Entro il 2018 i lavori saranno completati. I tempi sono stati rispettati, le gare sono state assegnate senza alcun ricorso, segno di trasparenza del percorso svolto. E così mi auguro possa essere anche per il comparto materno-infantile, che vedrà la luce accanto al nuovo pronto soccorso entro il 2020: in questo caso il 2017 sarà l’anno per arrivare a completare la gara e il progetto esecutivo».
Come sta funzionando l’integrazione con Baggiovara?
«È finita la prima parte di consultazione con tutti i primari e le caposala. Abbiamo proposto un nuovo metodo di lavoro e di equipe che andrà a regime nei prossimi mesi, partendo da un unico presupposto: le risorse sono comuni».
Cosa potrebbe accadere?
«Che un chirurgo toracico, laddove necessario, vada in sala operatoria anche a Baggiovara. Ma questo è solo un esempio. Ho trovato nei professionisti presupposti positivi e propositivi, mentre prima assistevamo solo a contrapposizioni».
A proposito di frizioni: è di poche settimane fa la polemica sollevata da alcuni medici che vedevano nel Policlinico un ospedale un ospedale incapace di far nascere nuovi progetti. È il caso della chirurgia della spalla.
«Abbiamo scommesso su persone che, a loro volta, hanno scommesso sulla sanità pubblica. Chi ha scelto di andare lo ha fatto liberamente e lo rispetto. Noi abbiamo optato per una scelta nostra, autonoma, per costruire un grande gruppo di lavoro sull’arto superiore con professionalità che abbiamo già all’interno dell’ospedale. Per i pazienti non ci sarà nessun problema in qualità e quantità».
Un’altra criticità riguarda l’utilizzo di sale operatorie, troppo discontinuo secondo qualcuno, con ritardi sulle prestazioni.
«I dati dicono che si sta chiudendo un anno che per numero di prestazioni è tra i più alti dell’ultimo quinquennio. Abbiamo assistito ad un vero e proprio boom di produzioni. Se c’è un problema sulle sale operatorie, questo riguarda gli anestesisti: ce ne sono troppo pochi. Ma stiamo risolvendo questa criticità».
Tempi di attesa e medici da assumere, due aspetti che si fondono.
«Stiamo aspettando gli ultimi conti della Regione, assumeremo. I tempi di attesa sono stabilmente nei limiti e lo abbiamo fatto ad invarianza di bilancio, visto che soldi in più non ce ne sono. Chiuderemo in parità, e abbiamo trovato i tra le pieghe di bilancio i soldi per migliorare l’accoglienza dell’ospedale per servizi che riguardano tutti i giorni centinaia di modenesi. Non è semplice, ma i risultati si vedono».
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