Modena, caso Zanoli: 5 anni senza verità sull'uomo scomparso a Baggiovara. Rischio archiviazione
Sono passati quasi cinque anni e non si sa nulla delle circostanze che hanno portato alla assurda morte di Primo Zanoli, precipitato in un vano di aerazione dentro l’ospedale di Baggiovara e per tutti sparito nel nulla. Per questo i familiari e il loro legale, l’avvocato Lorenzo Muracchini, ritengono inaccettabile chiudere il fascicolo come chiesto di nuovo dalla Procura.
MODENA. Sono passati quasi cinque anni e non si sa nulla delle circostanze che hanno portato alla assurda morte di Primo Zanoli, precipitato in un vano di aerazione dentro l’ospedale di Baggiovara e per tutti sparito nel nulla. Per questo i familiari e il loro legale, l’avvocato Lorenzo Muracchini, ritengono inaccettabile chiudere il fascicolo come chiesto di nuovo dalla Procura. Ieri si sono presentati all’udienza per la loro seconda opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto procuratore Luca Guerzoni. Ancora una volta hanno spiegato al giudice che non è stata fatta luce, secondo loro, neppure sulle condizioni fisiche dell’anziano, sottoposto a terapia con farmaci durante il ricovero. Il giudice si è riservato di decidere. Se accogliesse le ragioni della famiglia, il pm Guerzoni dovrebbe affrontare il caso Zanoli per la terza volta, anziché farlo archiviare come vorrebbe.
Nell’udienza di ieri davanti al giudice Paola Losavio, l’avvocato Muracchini ha spiegato che anche per la famiglia - e in particolare la figlia Barbara, che non si è mai arresa alla mancanza di spiegazioni - l’unico indagato, un geometra dell’Ausl addetto al controllo della zona in cui Zanoli è sparito, non è sicuramente il responsabile dell’accaduto. I familiari chiedono infatti che venga almeno disposta una consulenza per capire se quella notte tra il 30 e il 31 dicembre 2011, quando Zanoli, ricoverato per un intervento, si alzò dal letto e sparì facendo perdere ogni sua traccia, era “capace di autodeterminarsi”. Era lucido? Oppure i medicinali e le terapie prescritte hanno alterato o offuscato le sue facoltà di capire che entrava in una zona pericolosa e che davanti a lui c’era un buco profondo?
Secondo la famiglia Zanoli la risposta sui può trovare nella diaria e nelle cartelle cliniche. Ma tutto questo non è stato fatto finora. Il giudice si è riservato: la decisone sarà resa nota presto.
Il caso Zanoli ha colpito profondamente l’opinione pubblica non solo per la crudele fine dell’anziano, morto di stenti nel vano vicino alle Camere ardenti, ma perché era sparito. Per due anni e mezzo infatti era stato dichiarato scomparso, di lui non c’era traccia. Ma è bastato un sopralluogo della Sheridan - l’agenzia di investigazioni private incaricata dall’Ausl sui richiesta dei familiari - per trovare in poco tempo il corpo mummificato di Zanoli, rannicchiato in fondo a quel buco per l’aerazione.
La Procura avviò un’indagine dopo un primo sopralluogo della Squadra Mobile con il suo capo, il dottor Enrico Tassi, ma si concluse con una semplice richiesta di archiviazione. Respinta dal giudice su richiesta dei familiari. Ora dalla Procura arriva una seconda richiesta di archiviare. Di nuovo contrastata dai familiari di Zanoli. Intanto la verità è ancora lontana...
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