La difesa di Bianchini al contrattacco
Processo Aemilia. L’avvocato Giulio Garuti mette in crisi il teorema dei legami organici e continui con la ’Ndrangheta
SAN FELICE. Un punto per la difesa anche se l’accusa è ancora ampiamente in vantaggio. Eppure dopo mesi all’angolo la famiglia Bianchini prova ad equilibrare la partita nel processo Aemilia. Stavolta, dopo che il pentito Pino Giglio aveva raccontato di false fatturazioni, legami organici e consapevoli con la ’Ndrangheta e affari continui soprattutto con l’entourage di Michele Bolognino, l’avvocato Giulio Garuti ha messo in crisi il testimone. E la situazione non è passata inosservata neppure ai due pm antimafia, Marco Mescolini e Beatrice Ronchi, che hanno più volte tentato di fermare l’offensiva del legale modenese.
La strategia difensiva inizia a delinearsi: difficile smarcarsi dalle accuse più gravi - i collegamenti con Bolognino a cui Bianchini si era rivolto anche per riscuotere un credito oltre ad averlo “assunto” in azienda, prendendo a lavorare suoi uomini - ma quantomeno è necessario allontanare l’organizzazione criminale dalle attività quotidiane dell’impresa di San Felice. E Garuti lo fa mettendo in discussione diverse testimonianze finora rese da Giglio, a partire dal legame “consapevole” con Gaetano Belfiore, fidanzato della figlia di Nicolino Grande Aracri. La sua presenza alla dipendenze della Bianchini Costruzioni è stata tra le cause dell’interdittiva antimafia, ma la difesa cerca di sminuire quell’assunzione: avviata il 19 settembre 2012 e conclusa il 31 ottobre. Bianchini ha sempre sostenuto si trattasse di un operaio non capace mentre Giglio riferisce le parole di Bolognino “è stata fatta una forzatura per assumerlo”. Tesi criticata dal prof. Garuti che presenta una serie di contratti di assunzione avvenuti dopo l’incarico a Belfiore quasi a voler dire: la Bianchini ha scelto di mandarlo via per la sua incapacità e non per l’interdittiva che di lì a poco sarebbe scattata.
La Bianchini prende poi le distanze dalla ’Ndrangheta anche per un altro affare realizzato dall’impresa sanfeliciana senza appoggiarsi alle imprese criminali calabresi. La vicenda riguarda l’inceneritore di Parma. Giglio aveva detto che Augusto Bianchini aveva chiesto a Michele Bolognino i dipendenti e in un secondo momento il ferro ad Alfonso Diletto. Ma la difesa dimostra, carte alla mano, che quell’appalto è stato realizzato con fornitori diversi a dimostrazione di un’indipendenza operativa dell’azienda di via Dell’Industria.
Francesco Dondi
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