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Morti alla Bbg, l’inchiesta è a un bivio

Morti alla Bbg, l’inchiesta è a un bivio

Indagato pure il tecnico che fece rientrare gli operai. Per il pm sono tutti innocenti, le famiglie s’oppongono. Deciderà il Gip

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MIRANDOLA. Cinque anni dopo il terremoto, a distanza di così tanto tempo, di così tante emozioni che sembravano insopprimibili, miste a propositi di giustizia puntuale e implacabile, la Procura della Repubblica ha scelto di mettere la parola fine su altri tre morti.

I morti della Bbg di San Giacomo Roncole: Enea Grilli e gli operai Eddy Borghi e Vincenzo Iacono, le cui vite sono state spezzate il 29 maggio sotto le macerie dello stabilimento che si disintegrava.

Accadeva appena 4 giorni dopo la certificazione di un ingegnere che garantiva la staticità dello stabilimento. Ingegnere iscritto nel corso delle indagini e con parecchie perplessità nel registro degli indagati, assieme ad altri due contitolari dell’azienda. E dopo che per la Procura non erano imputabili progettisti e costruttori dello stesso stabilimento.

Perplessità, perchè l’impulso alle nuove indagini per i reati di “rovina aggravata di edifici” e “omicidio colposo” plurimo - con la relativa iscrizione nel registro degli indagati - era stato dato dalle istanze delle famiglie di due delle tre vittime. Ovviamente gli operai.

Erano state le famiglie e chiedere di accertare con chiarezza chi avesse consentito il rientro in fabbrica, dopo le scosse del 20. Chi ci avesse messo la firma, chi avesse richiamato al lavoro... E così, solo così, è spuntato il certificato di un noto tecnico della zona che, all’esito del sopralluogo speditivo del 24 maggio, proprio mentre erano in corso e non conclusi lavori di stabilizzazione di un pilastro, aveva dato il via libera: «È presente il cedimento di un pilastro che non pregiudica la stabilità del fabbricato», aveva scritto nella sua perizia.

La Procura non ha cambiato idea e ieri davanti al giudice chiamato a decidere ha ribadito che «la notizia di reato debba ritenersi infondata, per insussistenza del fatto».

Il magistrato incaricato delle indagini - dottor Luca Guerzoni - lo aveva messo nero su bianco più di un anno fa. Ma le famiglie si sono opposte alla richiesta di archiviazione. E così, passato un altro anno, sfumate ancora di più le emozioni dei morti, per far spazio alla retorica della ricostruzione e alle parallele polemiche su ritardi burocratici, su arricchiti e impoveriti dal terremoto.

Che è come una guerra. Chi ci guadagna, chi ci perde. E chi ci muore, nel terremoto.

Il ruolo della magistratura è in questo: fare chiarezza. E il compito affidato alla dottoressa Eleonora Pirillo, giudice delle indagini preliminari, sarà di prendersi la responsabilità di una scelta. Archiviare, mettendo l’ultima pietra - tombale - su quelle tragedie. Per farlo potrà avvalersi delle difese, articolate dagli avvocati Pelliciardi e Scaglione, che rappresentano il tecnico e i titolari dell’azienda. E sulle argomentazioni del pm Guerzoni, per il quale lo stabilimento era stato costruito rispettando i criteri di “buona tecnica edilizia”, mentre il «seppur lieve danno presente nel pilastro e il relativo inserimento nella sella che pur può avere contribuito a peggiorare il comportamento sismico della specifica porzione di edificio, non può essere identificato come la causa del collasso dello stabile, che molto probabilmente si sarebbe verificato anche in assenza di questo lieve danno».

O assecondare le istanze degli avvocati Elisa Vaccari e Bianchetti, che rappresentano mogli e figli di Vincenzo Iacono ed Eddy Borghi. «L’indagine non è completa, e le persone offese non possono essere private del sacrosanto diritto di avere, se non Giustizia, quanto meno la certezza che chi di dovere abbia fatto tutto ciò che poteva e doveva fare per chiarire ogni aspetto del crollo della Bbg».

Il magistrato ieri, di fronte alla complessità e gravità della situazione, si è riservata una decisione.

Alberto Setti

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