Serra, l’ex sindaco resta sotto processo
Inchiesta Teseo: prescrizioni a raffica, ma Ralenti è ancora imputato di abuso d’ufficio. Cornia: «Io innocente, vado avanti»
SERRAMAZZONI. Prescrizione protagonista ieri della nuova udienza che ha ridisegnato il processo sugli appalti di Serra relativo all’operazione Teseo della Guardia di Finanza.
Tra chi l’ha chiesta e chi, a sorpresa, vi ha rinunciato. Sul primo fronte, il dibattito (presente come sempre Libera) si è concentrato sull’ex sindaco Luigi Ralenti, che ha puntato a uscire completamente dal processo. Ma non è stato così, visto che al termine di un lungo esame della sua posizione il Collegio presieduto da Pier Luigi di Bari ha sì accolto la richiesta per quanto riguarda la corruzione e la turbativa d’asta per i lavori nelle scuole e allo stadio (a favore della società Unione Group riconducibile alla famiglia Baglio), ma ha detto no alla sua estensione al primo capo d’accusa: l’abuso d’ufficio per l’affare Berzigala. Ovvero, l’accordo sottoscritto nel 2003 con Giordano Galli Gibertini per vendere un lotto agricolo in questa zona di Selva all’imprenditore Giorgio Braglia, impegnandosi a farlo diventare artigianale. Per gli inquirenti, Ralenti aveva un ruolo di “promittente venditore” che non gli permetteva di votare le delibere che dal 2004 al 2006 hanno disposto la variante, poi approvata definitivamente in Consiglio comunale il 20 gennaio 2011. Di qui l’abuso d’ufficio. La richiesta di prescrizione è stata portata avanti con forza dall’avvocato Luca Scaglione, sostenendo che i tempi andavano calcolati dall’accordo del 2003 col passaggio di denaro. Stessa considerazione fatta dal pm Claudia Natalini, mentre l’avvocato Pina Di Credico, parte civile per il Comune, ha dissentito sostenendo che si è trattato di un abuso d’ufficio in concorso sui generis perché l’accordo prevedeva la restituzione del denaro a Braglia se l’operazione non fosse andata a buon fine. E solo nel 2011 col passaggio in Consiglio si è perfezionato tutto. Lo scontro è stato deciso, con l’avvocato Scaglione che ha accusato la Di Credico di “argomentazioni capziose” e lei che ha rinnovato il rammarico nel vedere un ex sindaco che chiede la prescrizione. Ma alla fine il collegio le ha dato ragione, e il processo, per quanto alleggerito, per Ralenti continua. Finisce invece per la famiglia Baglio (Rocco Antonio, la moglie Francesca Politanò e il figlio Michele) per i reati, a vario titolo, di corruzione, turbata libertà degli incanti e falso. Il processo per Rocco Antonio (che ieri peraltro doveva essere sentito, ma ha presentato un certificato di malattia) continua solo per concorso (con Salvatore Guarna, Marcello Limongelli e Andrea Rao, a vario titolo) in incendio ed estorsione (per la casa serramazzonese di Galli Gibertini e il residence Paradiso).
Ma l’udienza ha visto anche il colpo di scena di chi alla prescrizione ha voluto deliberatamente rinunciare: il presidente dell’Asd Fc Serra Marco Cornia, accusato di turbativa d’asta per i lavori allo stadio e fatture false. Ha preso la parola lui direttamente per annunciare la decisione ai giudici: «Rinuncio alla prescrizione perché ritengo opportuno arrivare alla verità in modo chiaro – ha detto –. Ho patito e sto patendo ancora pesanti conseguenze per la ricostruzione che è stata fatta finora, e voglio andare avanti per darvi modo di capire cosa è veramente successo». Una scelta su cui ha riflettuto molto (nella scorsa udienza il suo avvocato Lorenzo Bergami aveva inizialmente annunciato una non opposizione alla prescrizione), ma presa con convinzione «perché – ha sottolineato a margine – non sono di gomma e porto le mie ferite».
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