Caso Cardiologia, Sangiorgi: «A Modena ho svolto solo attività regolari»
Maxi processo "Camici sporchi": l’ex direttore di Emodinamica alla Cardiologia del Policlinico di Modena si è difeso per sei ore davanti ai giudici rispondendo a ogni domanda: «Il Policlinico non aveva soldi, per questo cercavo sponsor e donazioni per la ricerca. Nessuna sperimentazione abusiva, raccoglievo dati per studi multicentrici. Il mio errore? Non passare dal Comitato Etico anche per i permessi che ritenevo non necessari»
MODENA. Nelle sei ore di domande a cui è stato sottoposto ieri all’udienza del maxiprocesso su Cardiologia, il professor Giuseppe Massimo Sangiorgi ha risposto sempre spiegando tutto per filo e per segno. Se ha commesso un errore, ha detto l’ex direttore di Emodinamica davanti al pm Marco Niccolini, è stato quello di non andare a cercare tutti i regolamenti del Policlinico o di non sottoporre al Comitato Etico alcuni studi o alcune consulenze con case biomedicali. Lo ha fatto, ha spiegato, perché non pensava che fosse necessario: a Milano e a Roma non era prassi farlo.
SANITA' PUBBLICA E AFFARI PRIVATI. Sangiorgi ha dovuto spiegare ogni aspetto della sua attività, sviscerare ogni studio che risultava non autorizzato, soprattutto quelli in odore di sperimentazione abusiva. Il nodo al centro di questo processo tanto esteso quanto complesso, che ruota sempre attorno a lui - considerato dalla accusa l’ideatore e l’organizzatore di una associazione delinquenziale di medici che lavoravano di nascosto per conto di case biomedicali che poi lo ripagavano con soldi occulti - è proprio nella commistione spesso difficile da sciogliere tra la sua attività di dirigente chirurgo e medico cardiologo in una struttura pubblica per la quale aveva firmato una esclusiva per 5 anni - il Policlinico di Modena - e le sue numerose attività private di consulente e formatore per conto di aziende anche multinazionali che hanno disponibilità di denaro molto ingenti e attività lobbistiche e informative. Al centro del processo è proprio questa attività che la Procura ritiene illecita: si vogliono provare casi di corruzione, abusi d’ufficio e altri gravi reati contro il Servizio sanitario regionale e il Policlinico stesso. Lo ha ricordato ieri il pm Niccolini sostenendo che non è tanto la singola spesa o l’uso del singolo dispositivo ad essere al centro dell’accusa, ma questa ambigua linea di illeciti e illegalità tra attività nella sanità pubblica e altre attività per l’industria privata in mezzo a versamenti, sponsor e donazioni.
"NESSUNA SPERIMENTAZIONE ABUSIVA". Forte dei suoi dieci anni negli Stati Uniti, Sangiorgi ha spiegato in modo diretto ed efficace di aver fatto parte dell’“advisory board” di gran parte delle multinazionali biomedicali produttrici di stent, sonde, palloncini e quant’altro in uso in una sala di Emodinamica, ma non per questo vede un conflitto d’interesse: non aveva partecipazioni dirette sui profitti ma veniva pagato con fattura a consulenza per la sua attività di specialista. Ha giustificato ogni cifra depositata o prelevata dai conti correnti, soprattutto quelli delle due onlus, E2C e Endovascular. In ogni sua ricostruzione, la risposta rimandava a una prassi medica in ospedale e con le aziende. Per questo, ha spiegato, non esistono sperimentazioni fantasma: i casi citati erano studi multicentrici con raccolta dati che secondo lui non necessitavano di autorizzazioni del Comitato Etico. Se alcuni dispositivi, come le costose sonde per la Oct, sono stati pagati dalla onlus senza approvazione del Policlinico è stato solo per evitare le lungaggini burocratiche, ha detto. Se sono stati dati soldi per iscrivere specializzandi o per una segretaria è stato perché al Policlinico soldi non c’erano e gestire la ricerca diventava quasi impossibile.
POLICLINICO SENZA FONDI. A Emodinamica ha trovato una grande carenza di fondi. «Volevo costruire qualcosa di importante anche per gli studenti ma mancavano i soldi. E ogni volta che li chiedevo la direzione generale rispondeva sempre: “Non li abbiamo”. Ho fatto da solo attraverso donazioni e comodati d’uso». Tra gli aspetti più spinosi, una risposta articolata di ambito professionale l’ha fornita per i 12 casi avversi con l’utilizzo di stent Intrepid, vicenda ricordata dal manager della produttrice Clearstream: Sangiorgi non segnalò questi problemi seri. Ieri ha detto di averne avuto contezza ma di non aver ritenuto che fossero da segnalare in quanto non erano casi di emergenze, erano emersi nel corso da un controllo, nessun paziente è morto. E poco dopo: «Trovo ingiusta l’accusa di violenza privata per le cateterizzazioni - ha protestato - ho sempre e solo fatto l’interesse dei pazienti, mai il mio».
IL CASO OYSTER. l professor Sangiorgi ha riferito di non aver avuto quasi rapporti con Unimore: dipendeva da Tor Vergata. Ma questo non gli ha impedito di far partecipare il medico egiziano Ahmed Rezq (mai autorizzato dal Policlinico) allo studio Oyster, di farlo entrare nella sala operatoria di Emodinamica, anche se non hai partecipato a interventi. Perché compito di Rezq, ha spiegato, era di apprendere le tecniche di “imaging” ed analizzare le immagini diagnostiche. Il caso Oyster è stato sviscerato portando alla luce un’organizzazione a tutto campo del cardiologo romano per quella attività che, ha spiegato, non era una sperimentazione abusiva, come vorrebbe l’accusa, ma uno studio randomizzato intorno al confronto tra due dispositivi di stent già marchiati “CE” e in uso negli ospedali: da un lato l’Intrepid della Clearstream e dall’altro il Daxus della Boston: quale funzionava meglio? Il primo era oggetto della sponsorizzazione del produttore, il secondo era rimborsato dallo sponsor che pagava anche la coronarografia di controllo al paziente “arruolato”.
DONAZIONI E SPONSOR. Per questi studi l’intera area era stata cablata a spese della onlus di Sangiorgi: in questo modo si poteva seguire l’operazione da un’altra stanza tramite telecamere. E per questa operazione è stata usata l’apparecchiatura Oct (Tomografia ottica computerizzata) ottenuta da Sangiorgi in comodato d’uso dalla ditta produttrice. Mancavano però le sonde per farla funzionare. Costavano molte migliaia di euro e le ha pagate la sua onlus Endovascular. L’esito dello studio ha portato al ritiro di Intrepid ma solo dopo che la Clearstream è intervenuta dopo altre segnalazioni (Sangiorgi non segnalò i suoi 12 casi avversi); lo studio fu scritto ma non pubblicato e le sonde regalate da Sangiorgi al distributore. Il cardiologo ha lasciato al Policlinico anche sistema di gestione delle cartelle cliniche. Tutto questo è ciò che resta delle sue iniziative personali per dotare Emodinamica delle strumentazioni più all’avanguardia, ha spiegato molte volte, a fronte di una burocrazia sanitaria e di una cronica carenza di fondi. Dalle sue parole, insomma, non emerge nessun caso di denaro occultato a vantaggio delle aziende biomedicali.
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