Parmigiano, un bunker a prova di ladri
Per combattere i furti sorgerà un super magazzino a Montese: sarà in grado di accogliere 170mila forme da diversi caseifici
MONTESE. Nove milioni di euro di investimenti contro i “topi” dei formaggi, i predoni che vanno a caccia di forme di Parmigiano Reggiano nei caseifici dell’Appennino.
Serviranno per far nascere a Montese un magazzino generale dalla capacità di 170mila forme di parmigiano reggiano. Si tratta di circa l’87% della produzione annua del territorio provinciale modenese. Un dedalo di 42 realtà produttive che s’incrociano, anche a pochi chilometri di distanza, producendo oltre 194mila forme all’anno. I lavori partiranno a gennaio e si concluderanno nel giro di nove mesi.
La nuova struttura avrà una superficie di 10mila metri quadri e sarà collocata in un lotto di terreno di circa 25mila metri quadri. Sarà costruito, hanno assicurato gli organizzatori, secondo le norme antisismiche e rispettando criteri “green”.
Un esempio? L’energia sarà fornita da un impianto fotovoltaico. All’interno la temperatura sarà compresa tra 16 e 18 gradi, con un’umidità che varierà tra il 75% e l’85%. Gli scaffali saranno lunghi (complessivamente) 85 chilometri e saranno costituiti da assi di abete rosso.
Perché accentrare tutta la produzione in un unico punto? «I singoli caseifici sono alla portata dei ladri - spiega Camillo Galaverni, rappresentante di Gema Magazzini Generali - sono quasi zone libere».
Partecipata dal Banco San Geminiano e San Prospero, la società gestirà il magazzino per conto terzi. Lo utilizzerà per la stagionatura e la custodia di forme aventi come marchio “Prodotto di montagna”. Una dicitura introdotta dall’Unione Europea con un regolamento specifico (il 115/2012). Per ottenerla, occorrono standard di qualità, controllate da un organismo di controllo. Nel Reggiano la società ha già un quartiere generale a Castelnovo di Sotto, capace di accogliere circa 230mila forme. Dal prossimo autunno ne potranno custodire così circa quattrocentomila.
Dieci le persone che saranno assunte dalle parti della nuova realtà di Montese, al termine di una preparazione specifica sullo stoccaggio e la mobilitazione delle forme (anche per mezzo della tecnologia).
È previsto un investimento di nove milioni di euro. Parte delle risorse andrà destinata a un impianto di antintrusione e antincendio. Vi saranno sistemi su tutta la superficie dell’edificio. Inoltre, sarà disposto un sistema di videosorveglianza esterno. Infine, saranno adottate coperture assicurative contro i vari tipi di rischio in cui possono incappare i produttori.
«Una volta c’erano i “Cavalieri del Grana” - ha ricordato Galaverni - che andavano di notte a rubare le forme di formaggio. Si commercializzano bene, soprattutto in questo periodo. È ovvio che le forme rappresentano una tentazione per i ladri».
Galaverni ha ribadito che la nuova struttura può comportare vantaggi per coloro che l’utilizzeranno: «La protezione a livello di singolo è possibile - ha aggiunto il rappresentante della Gema -, ma è costosa. Non vale la pena di decuplicare i meccanismi di protezione. Noi abbiamo tre o quattro livelli di sicurezza. Invece, alle volte un magazzino di un caseificio ha un campanello che suona nel deserto».
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