A Modena le invenzioni che ci cambieranno la vita
Ambiente, industria, informatica e biotecnologie: in questi settori si scommette su nuovi spazi di mercato con prodotti all’avanguardia arrivati da tutta Italia
MODENA. Il mondo delle start up mostra a Modena le sue idee migliori. Due piani del dipartimento di Ingegneria Enzo Ferrari si sono riempiti di giovani imprenditori, venuti da tutta l’Italia per mostrare i loro progetti e partecipare alla quattordicesima edizione del Premio nazionale innovazione (Pni).
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Il premio. Un premio istituito da PniCube, l’Associazione italiana degli incubatori italiani e celebrato in una tre giorni, iniziata ieri, dal titolo anglofono e suggestivo: “Shaping the future” che significa “plasmare il futuro”. Sono 511 i business plan (piani di business) che hanno cercato di arrivare ad occupare una postazione negli spazi del Dief, ma solo 65 ce l’hanno fatta. La partecipazione al Premio vede partecipare, infatti, solo i progetti d’impresa innovativa che hanno vinto le Start-Cup, ovvero 16 competizioni regionali su tutto il territorio italiano. Ad essere coinvolte sono state oltre 40 università, incubatori e istituzioni, 3440 imprenditori e 1171 idee.
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Start up selezionate. Una partecipazione importante, che ha riversato a Modena solo il meglio che le regioni italiane avevano da offrire nell’ambito delle start up. Tra queste 65 selezionate, verrà premiato il migliore progetto innovativo per ognuna delle quattro categorie previste: l’ambiente, l’industria, l’informatica e le biotecnologie. Ma non solo: un ulteriore premio verrà dato al progetto ritenuto migliore tra i quattro finalisti, oggi alle 17 al Teatro Storchi. Girando per i banchetti d’esposizione si possono vedere i filmati o parlare con i giovani imprenditori che propongono innovazioni tecnologiche sui droni o sui robot da fisioterapia, che propongono complesse capsule per realtà virtuale o che ancora cercano di rendere più efficienti le tecnologie agricole. C’è da dire, tuttavia, che questi progetti e prodotti affascinanti, hanno come obiettivo un ingresso sul mercato che non sempre risulta facile.
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Le difficoltà. Quali sono le maggiori difficoltà? «La cosa importante - ha risposto Marco Cantamessa, presidente di PniCube - è riuscire a maturare quella triade che tutti ricercano all’interno di un’azienda, e cioè: un team imprenditoriale che sia sufficientemente robusto e dedito al progetto, il fatto di avere un’offerta che sia di valore, che nel nostro mondo significa avere una tecnologia sia avanzata e ben brevettata, ma anche indirizzata a risolvere i problemi che il mercato sente come tali. Questi sono i tre ingredienti che permettono ad una start up di crescere, in condizioni teoriche. Il problema è che in Italia non c’è ancora questa rapidità nel favorire questi processi di crescita. C’è ancora una certa lentezza nel decidere di investire nelle start up, ed anche una lentezza, da parte delle imprese, di vederle come possibili fornitori. Quindi passare dal contatto al contratto è difficile ma soprattutto richiede troppo tempo».
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Il mercato delle buone probabilità. La cosa positiva è che le 65 idee esposte al piccolo Expo organizzato per l’evento hanno buone probabilità di riuscire a ritagliarsi un loro spazio sul mercato. «Statisticamente, - prosegue Cantamessa - ciò che abbiamo visto è che da ogni edizione del Pni alla fine scappano fuori alcune aziende che sono veramente di successo. Altre invece lo saranno magari un po’ di meno ma continueranno comunque a fare un forte lavoro di trasferimento delle tecnologie e delle competenze verso i settori industriali. Questo vuol dire che la start up può avere una sua finalità nella società sia se diventa essa stessa una media o una grande impresa, sia se diventa un semplice vettore di innovazione verso le imprese del territorio. Non sarà la Google ma sarà quella che permette a qualcuno di diventarlo».
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Università come socio. L’Associazione di Cantamessa lavora con le principali università italiane cercando di diffondere e stimolare la cultura d’impresa in ambito accademico. Cerca, insomma, di costruire quel ponte tra università e mondo del lavoro che talvolta è difficile da fondare. Il presidente ha tuttavia dispensato parole positive riguardo l’università di Modena e Reggio: «L’Unimore è uno dei nostri soci ormai più attivi. Quello che ho sempre colto in questa università è la confluenza di tanti fattori importanti: una capacità tecnico-scientifica molto elevata immersa in un milieu territoriale assolutamente favorevole».
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