Il lupo si avvicina ai paesi? Gli ungulati fan più danni
L’Università di Modena ha rivelato uno studio: sono 42 i branchi in regione e oltre 200 gli esemplari. «Non c’è da temere nulla... è più pericoloso l’uomo»
Quanti danni provocano i lupi? Perché si spostano dal nostro Appennino verso la pianura? Se fosse colpa nostra? A domande del genere hanno risposto ieri sera quattro esperti durante un incontro in via Campi a Modena . Nella biblioteca scientifica interdipartimentale stereotipi e sensazioni “di pancia” sono stati contrastati da dati certi e inconfutabili.
Numeri alla mano, il fenomeno si ridimensiona e l’occhio della critica si sposta più dall’animale all’uomo.
«Gli ungulati fanno più danni dei lupi - ha esordito il biologo Davide Palumbo - ma anche i cormorani. I danni da lupi s’attestano intorno ai 18mila euro, uno zero in meno dei danni provocati dai fagiani». Quanti lupi vivono in Emilia Romagna? «Ne sono stati monitorati 42 branchi - ha risposto Marco Galaverni - considerando cinque lupi per branco sono circa 210». L’esperto è ricercatore all’Istituto nazionale per la protezione ambientale e la ricerca (Ispra). William Reggioni, invece, è responsabile di un progetto lanciato dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Il suo giudizio è critico verso la seconda specie più nociva verso quella umana: l’uomo.
«Nelle zone dell’Appennino in cui si produce parmigiano reggiano le mucche restano nei letamai qualche giorno - ha detto il dottore in scienze forestali - e così 8-10 lupi fanno un “censimento” delle stalle, trovando cibo smaltito illegalmente». Non è tutto.
«Dai dati emerge che l’85% delle predazioni sui cani - ha ripreso Reggioni - avviene a meno di duecento metri dalla stalla in cui si produce parmigiano reggiano. Ci sono vitelli predati dentro le stalle: glielo abbiamo insegnato noi a predare così». Reggioni ha ricordato i progressi ottenuti in montagna dall’elettrificazione dei recinti e dall’introduzione dei cani pastori.
In pianura non è così semplice far passare lo stesso messaggio.
«La zootecnia in pianura spesso non è professionale - ha ribadito il responsabile di progetto - ed è condottata da avvocati, ingegneri, architetti con una rete di relazioni tale da arrivare direttamente in televisione». Nell’elenco delle vittime figurano 41 cani, di cui 27 padronali e 14 da caccia. Soltanto colpa dei lupi? Reggioni ha dato consigli in entrambi i casi. Le catene sono da evitare nella prima circostanza. Giubbotti elettrificati per i segugi e una “carta del rischio” potrebbero essere soluzioni utili nella seconda. L’ibridazione cane-lupo è un altro fattore di rischio che chiama in causa l’uomo. «I cani vaganti non ci devono stare - ha concluso Galaverni - o è come voler svuotare l’oceano con un cucchiaino. Tutti si devono prendere le proprie responsabilità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
