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Il lupo si avvicina ai paesi? Gli ungulati fan più danni

di Gabriele Farina
Il lupo si avvicina ai paesi? Gli ungulati fan più danni

L’Università di Modena ha rivelato uno studio: sono 42 i branchi in regione e oltre 200 gli esemplari. «Non c’è da temere nulla... è più pericoloso l’uomo»

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Quanti danni provocano i lupi? Perché si spostano dal nostro Appennino verso la pianura? Se fosse colpa nostra? A domande del genere hanno risposto ieri sera quattro esperti durante un incontro in via Campi a Modena . Nella biblioteca scientifica interdipartimentale stereotipi e sensazioni “di pancia” sono stati contrastati da dati certi e inconfutabili.

Numeri alla mano, il fenomeno si ridimensiona e l’occhio della critica si sposta più dall’animale all’uomo.

«Gli ungulati fanno più danni dei lupi - ha esordito il biologo Davide Palumbo - ma anche i cormorani. I danni da lupi s’attestano intorno ai 18mila euro, uno zero in meno dei danni provocati dai fagiani». Quanti lupi vivono in Emilia Romagna? «Ne sono stati monitorati 42 branchi - ha risposto Marco Galaverni - considerando cinque lupi per branco sono circa 210». L’esperto è ricercatore all’Istituto nazionale per la protezione ambientale e la ricerca (Ispra). William Reggioni, invece, è responsabile di un progetto lanciato dal Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. Il suo giudizio è critico verso la seconda specie più nociva verso quella umana: l’uomo.

«Nelle zone dell’Appennino in cui si produce parmigiano reggiano le mucche restano nei letamai qualche giorno - ha detto il dottore in scienze forestali - e così 8-10 lupi fanno un “censimento” delle stalle, trovando cibo smaltito illegalmente». Non è tutto.

«Dai dati emerge che l’85% delle predazioni sui cani - ha ripreso Reggioni - avviene a meno di duecento metri dalla stalla in cui si produce parmigiano reggiano. Ci sono vitelli predati dentro le stalle: glielo abbiamo insegnato noi a predare così». Reggioni ha ricordato i progressi ottenuti in montagna dall’elettrificazione dei recinti e dall’introduzione dei cani pastori.

In pianura non è così semplice far passare lo stesso messaggio.

«La zootecnia in pianura spesso non è professionale - ha ribadito il responsabile di progetto - ed è condottata da avvocati, ingegneri, architetti con una rete di relazioni tale da arrivare direttamente in televisione». Nell’elenco delle vittime figurano 41 cani, di cui 27 padronali e 14 da caccia. Soltanto colpa dei lupi? Reggioni ha dato consigli in entrambi i casi. Le catene sono da evitare nella prima circostanza. Giubbotti elettrificati per i segugi e una “carta del rischio” potrebbero essere soluzioni utili nella seconda. L’ibridazione cane-lupo è un altro fattore di rischio che chiama in causa l’uomo. «I cani vaganti non ci devono stare - ha concluso Galaverni - o è come voler svuotare l’oceano con un cucchiaino. Tutti si devono prendere le proprie responsabilità».

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