«Il sindaco ripeteva: “È tutto in regola”»
Meno male che esistono i registratori. Quattro file audio, che hanno “catturato” conversazioni cruciali tra i proprietari di Palazzo Paltrinieri, il sindaco di Cavezzo Stefano Draghetti e alcuni...
Meno male che esistono i registratori. Quattro file audio, che hanno “catturato” conversazioni cruciali tra i proprietari di Palazzo Paltrinieri, il sindaco di Cavezzo Stefano Draghetti e alcuni dirigenti dei vigili del fuoco subito dopo la demolizione dell’8 giugno 2012, sono stati acquisiti e in parte ascoltati ieri in aula dai giudici per capire meglio quali giustificazioni fossero state date per l’abbattimento senza che ci fosse un documento e senza una comunicazione alla proprietà. Le registrazioni le ha fatte proprio Alessio Bondi, uno dei proprietari, intuendo che sarebbero diventate importanti. Alessio ha raccontato ai giudici la sua personale catastrofe familiare. Dopo la seconda scossa era andato a Gabicce per sfuggire al terremoto. Era stato rassicurato anche dal sindaco Draghetti. Quel venerdì gli dicono che su Sky, in diretta, si vede l’abbattimento della sua casa, Palazzo Paltrinieri. Così con un amico torna a Cavezzo per capire. «Ero furioso - ha raccontato - incontro una prima volta Draghetti alle 11.5 e gli chiedo come mai nessuno ci ha avvertiti. Il sindaco mi dice che ha agito dopo un verbale dei vigili del fuoco. Allora gli chiedo l’ordinanza. Non c’è l’ha ma dice che l’ha firmata “a nostra copertura” per chiedere un risarcimento». Alessio infuriato incontra di nuovo Draghetti alle 1 5.15. «Gli ripeto che è gravissimo quello che hanno fatto alla mia casa senza avvisarci: c’era il nostro mondo, abbiamo perso tutto, non solo i beni ma anche gli affetti. Draghetti mi dice che siamo fortunati perché non dobbiamo neanche pagare per la rimozione delle macerie. L’ha messa come se ci avesse fatto un favore. “Vai dai vigili del fuoco, chiedi spiegazioni a loro”». Ma Alessio scoprirà che c’era un iter da seguire. (c.g.)
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