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Ai Musei civici di Modena in mostra il mondo di Giorgio Preti

di Michele Fuoco
Ai Musei civici di Modena in mostra il mondo di Giorgio Preti

MODENA. Una vita stroncata a 21 anni, nel 1961, per un incidente stradale. Ma Giorgio Preti ha saputo esprimere, già durante gli studi all'Istituto d'Arte Venturi il suo talento. Un talento...

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MODENA. Una vita stroncata a 21 anni, nel 1961, per un incidente stradale. Ma Giorgio Preti ha saputo esprimere, già durante gli studi all'Istituto d'Arte Venturi il suo talento. Un talento manifestato attraverso disegni, bozzetti, dipinti racchiusi nell'atelier situato nell'altana dell'abitazione di via Sabbatini. Un luogo rimasto intatto per mezzo secolo, fino a quando Paola e Guido Preti, fratelli dell'artista, lo scorso anno, anche su sollecitazioni dell'artista Gianni Valbonesi, hanno donato lo studio di Giorgio al Museo Civico. Non solo dipinti, disegni, cataloghi, riviste, libri, ma anche gli arredi.

Così è stato ricostruito al Museo Civico lo studio dell'artista, al quale è dedicata da domani, sabato 3 dicembre, alle 17, a Palazzo dei Musei, la mostra “Incubi e sogni di provincia. Giorgio Preti e le arti a Modena e Reggio Emilia negli anni del miracolo economico” a cura di Stefano Bulgarelli, Francesca Piccinini e Luciano Rivi. La mostra, aperta fino al 25 aprile, mette in luce le differenti attitudini di Giorgio: dalla pittura alla grafica, dall'illustrazione editoriale all'architettura, dalla decorazione d'interni all'arredamento. Una eclettica vocazione sostenuta da esperienze di viaggio alla Biennale di Venezia, alla Triennale di Milano e dalle mostre alla Saletta degli Amici dell'Arte e alla Sala di Cultura di Modena. Tante influenze si scoprono nei suoi bozzetti che consentono di verificare il senso della sua ricerca. E sono gli anni '50 e primi anni '60, al tempo della società dei consumi tra incubi e sogni, a costituire oggetto d'indagine della mostra di 150 opere di artisti con cui Preti trova consonanze o legami.

Così intorno al ricostruito atelier dell'artista ruotano quattro sezioni della mostra: la prima riguarda la nuova sensibilità in città nell'ambito pittorico e fotografico, con i lavori di Trevisi, Vecchiati (di cui Preti diventa assistente) e Spazzapan, maestri all'Istituto Venturi, di Mattioli, Spattini, Venturelli, Vanni, Pelloni, dei fotografi di Davolio Marani, Tosi, Farri. Esposte la Poltrona Nastro di Cesare Leonardi, la chitarra elettrica “Brigitte Bardot” di Antonio Pioli (Wandrè), la caffettiera Moka Bialetti, la cui pubblicità televisiva rimanda all'“omino con i baffi” disegnato da Paul Campani. La ricerca del nuovo caratterizza la seconda sezione, con i fotografi Leonardi e Vaccari e «personalità forti - dice Bulgarelli - come Spazzapan e Vecchiati.

Ma si parla anche dei rapporti di amicizia lavoro tra Preti e il gruppo reggiano: Gerra, Bergomi, Poli, Squarza. E tutti guardavano all'informale e a Bacon». Opere anche di Valbonesi amico fraterno di Giorgio. Nella terza sezione il confronto con artisti nazionali che lavorano a Milano, Torino, Bologna: Mandelli, Guidi, Zigaina, Sughi, Nanni e il fotografo Nino Migliori. Qui i disegni di Preti richiamano Dubuffet. Nell'ultima sezione spazio alla creatività negli anni del boom economico, attraverso la grafica, il design, l'arredamento, la grafica funzionale alla pubblicità. I nomi sono noti: Campani, Bignardi, De Maria, Alfonso Artioli, Koki Fregni, Giberti, Giorgio Scapinelli. È di Preti il manifesto del “Convegno diocesano della gioventù di azione cattolica” con richiami alla copertina del disco “The Nation's Nightmare” disegnata da Andy Warhol. Anche la Civica custode di opere di Preti. Sono quelle della mostra postuma del 1962 con cui gli amici gli resero omaggio presso la Sala di Cultura.

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